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Dagli al professionista

Una nuova figura di nemico sociale avanza. Per meglio dire non avanza affatto (semmai arretra) ma si impone all'attenzione come categoria stigmatizzata e demonizzata. E' quella del "professionista". Il governo Prodi, fra il plauso generale (il nostro paese brilla per la tendenza a non mettere mai in discussione nulla di proprio e di converso a considerare il prossimo come la fonte di tutti i mali) fa partire a sorpresa alcune misure "liberalizzatrici" che dovrebbero costituire la famosa "riforma a costo zero", quella del pane e figa gratis per tutti, magari con Pantalone che paga di nascosto.
Siamo in attesa di capire quale saranno le intenzioni del governo Prodi, per adesso la "riforma delle professioni" è solo annunciata, ed è impossibile pronunciarsi su ciò che non c'è. Quel che c'è però incomincia ad avere qualche significato. Il governo Prodi a sorpresa decide:
1) Di scegliere alcune categorie di lavoratori da massacrare (oggi tassisti e in misura minore farmacisti, domani vedremo)
2) Di farlo senza alcuna concertazione
3) Di farlo in nome di una metafisica liberalista.
Il rivoluzionario "Libero" di Feltri commenta: "Una riforma degna di un governo di destra". La Confindustria plaude.
Occorre fare un passo indietro per commentare. Alcune posizioni di eccessivo vantaggio si erano effettivamente venute a formare in Italia. Basti pensare al sistema bancario, per esempio. Ben vengano aperture e interventi governativi che facilitino il superamento di rendite di posizione ingiuste.
Ma se qualunque attività intellettuale dovesse essere soggetta eslusivamente al mercato per quale ragione, mi chiedo io, manteniamo i corsi di laurea? Non potremmo lasciare al mercato anche questi? D'ora in avanti il medico non sarà più chi si laurea in Medicina ma chi si autonomina tale. Sarà il mercato a premiare quelli che fanno guarire la gente e a punire quelli che l'ammazzano. L'ingegnere non dovrà più studiare sui libri: basta che impari il minimo indispensabile per fare qualche progetto e si pubblicizzi bene: potrà conquistare il mercato almeno fino a che una casa progettata da lui non crollerà in testa a qualcuno.
La strada delle "liberalizzazioni" sembrerebbe andare in direzione contraria a quella che serve. L'Italia è in crisi non perchè poco libera, ma perchè poco in crescita. E cresce poco perchè ha una cattiva classe imprenditoriale che non ha saputo o voluto reggere la globalizzazione. Non a caso il tormentone di questi anni è stato quello del costo del lavoro, come se l'operaio italiano non costasse già molto meno di quello tedesco. Un ottima strategia per far credere al popolo bue che a un arretramento sul piano dei diritti debba per forza corrispondere un rilancio sul piano economico.
Da un governo di sinistra mi sarei aspettato qualche strategia economica e qualche provvedimento per favorire la qualità piuttosto che un attacco che temo indiscriminato al ceto medio che l'ha sostenuto.
Dubito che l'impoverimento italiano dipenda dai tassisti. E mi lascia perplesso constatare la voglia di polverizzare una categoria di lavoratori quando sarebbe bastato concordare con loro le modalità per aumentare le licenze, eventualmente imponendosi se le posizioni rimanevano troppo corporative. Oggi è diventata carta straccia la licenza dei tassisti, domani potrebbe diventarlo la nostra laurea o il certificato di proprietà della nostra casa.
Speriamo di no. Tutto ciò appartiene ancora al futuro e lo commenteremo a tempo debito. Per ora si possono già commentare alcune prese di posizione che appartengono al presente. Qualche giorn fa a Radio radicale un rappresntante dell Coop diceva che sognava di potere un giorno mettere il marchio Coop sull'aspirina e sulla tachipirina, farmaci sottratti alle farmacie dal decreto in questione. Ma forse è meglio che questo non lo commenti io. Commentatelo voi.

Pubblicato il 6/7/2006 alle 12.6 nella rubrica Diario.

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