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2 aprile 2006

Una possibile strada

Saluto i vecchi amici del cannocchiale. I pochi (ma buoni) che ogni tanto facevano una capatina nel mio blog si saranno accorti che mi ero preso un periodo di vacanza. Il guaio è che quando si va in vacanza non si vorrebbe più tornare, specialmente se il lavoro non è obbligatorio. Purtroppo (o per fortuna, chissà) fa parte del mio carattere scegliere dove stare. E occuparsi troppo da vicino della situazione politica italiana, o stare davanti a una televisione per commentare, è pericoloso per la salute. Man mano che sentivo commentare in giro le sparate sempre più truculente e surreali di Berlusconi e le sue manifestazioni di disprezzo per l'intelligenza del paese che avrebbe dovuto giovernare mi rallegravo con me stesso per non avere perso ore preziose della mia vita a partecipare a questa triste messinscena.

Vabbè, dopo tanto tempo che uno manca dall'agone non ha senso rientrare se non con un annuncio roboante, così tanto per sputtanarsi definitivamente. Ebbene sì, ho deciso. Voterò la strana coppia Boselli-Pannella.

Nella vita si fa anche questo. C'è chi dopo avere fatto il dongiovanni per tutta la vita scopre in tarda età di essere attratto dalla voglia di provare emozioni "diverse". C'è l'incendiario che diventa capo dei pompieri, l'alcolista che diventa presidente dell'America. Perchè mai uno non si potrebbe concedere una pazzia qualche volta nella vita? Che di pazzia si tratti non c'è dubbio: non ho mai avuto una gran simpatia nè per il Pannellone nè per il fighettino post-socialdemocristiano Boselli. E allora?

Allora di fronte al voto ci sono 2 strade: o uno decide di non votare, schifato dallo spettacolo ignobile di questa destra metà Torquemada e metà Peron, nonchè di questa sinistra che non sa farvi fronte rivelandosi a volte uguale o peggiore in molte realtà locali, oppure vota.

Dopo avere assistito alla strumentalizzazione del non-voto fatto in occasione dello scorso referendum, credo che l'idea di non votare dovrebbe passare a qualunque persona di buon senso. Si illude Massimo Fini (personaggio che peraltro seguo con interesse per la sua visione libera delle cose) quando sostiene che il non-voto è l'unico modo per non essere complici del sistema. Il non-voto è in realtà una delega ai peggiori, e se sono tutti peggiori, ben venga cercare il meno peggio col lanternino. Nessuno ha messo in discussione il sistema elettorale americano solo per la scarsa partecipazione elettorale, anzi. Dunque, la protesta attraverso il non-voto è perlomeno una protesta sterile, se i fatti hanno qualche significato.

Non rimane che votare. Bisognerebbe farlo in sostegno di qualche progetto concreto, fondato su qualche valore condivisibile. E quale?

A questo punto è necessario fare un passo indietro.

La situazione in cui ci dibattiamo non è stata prodotta da Berlusconi. Per il semplice fatto che Berlusconi è un sintomo della malattia, non la causa. In nessun paese civile del mondo un cialtrone del genere si sarebbe potuto presentare alle elezioi. Certo non in Francia e in Germania, certo non in Canada o nei paesi del Nord Europa, quasi sicuramente nemmeno in Spagna e in Portogallo, paesi di spirito latino, ma dotati anche di un orgoglio e di una diffidenza verso le chiacchiere che a noi manca. Forse forse Berlusconi avrebbe potuto sfondare in Grecia (non ne sono sicuro), mentre sarebbe andato certamente bene nei paesi del Sudamerica e nei paesi dell'Est europeo, non a caso paesi disabituati alla democrazia e all'assunzione di responsabilità in prima persona (per inciso, mutatis mutandis, a livello internazionale Eltsin è forse il personaggio politico importante che più si è avvicinato allo stile e alle modalità di Berlusconi).

Berlusconi insomma ha aggravato il degrado politico e civile dell'Italia, ma non l'ha causato. Il nostro impoverimento (in tutti i sensi) nasce molto prima ed è legato alla dissoluzione del tessuto produttivo, alla frammentazione e alla svendita della grande industria a un'oligarchia economica rapace in combutta con l'oligarchia politica. Abbiamo assitito a un golpe economico silenzioso, graduale, che ha ipotecato il nostro futuro. Una ventina di anni fa un intero paese, incapace di critica e condizionato dalle sirene televisive, votava per l'abolizione della scala mobile. Diventati variabile dipendente, sui salari si è scaricato il peso della mancanza di scelte che non fossero puramente speculative e/o difensive, e abbiamo assistito a una progressiva perdita di potere d'acquisto fin dagli anni 80. Altro che euro. Peraltro, l'introduzione dell'euro è stato un ulteriore colpo a buona parte del paese, perchè le categorie più libere (commercio, libera professione, etc) hanno cercato di salvarsi a danno degli altri, in una specie di gioco della scopa in cui i salariati si sono ritrovati con la scopa in mano.

La cosa che fa più rabbia è che questa situazione non era affatto ineluttabile. Il pianeta cresce più che in passato, dunque i treni corrono. Se il nostro vagone rimane fermo è solo perchè chi lo manovra non sa o non vuole attaccarlo alla locomotiva nella maniera giusta. E forse anche perchè i passeggeri sono troppo rassegnati. In Francia i giovani sono scesi in piazza, qui da noi continuano a subire il ricatto dei pezzi di merda che decidono delle loro vite. Le lotte sociali degli anni 70 partirono da contraaddizioni molto meno acute di quelle cui assistiamo oggi. Eppure nessuno si muove, come se la televisione avesse addormentato il paese.

E non è pensasbile che un'inversione di rotta possa venire da questa sinistra. Per fare fronte a un declino così radicato ocorrerebbero scelte forti. Bisognerebbe completamente riformare il rapporto stato-privati, avere un'idea di futuro e perseguirla contrattando le condizioni degli aiuti rispetto a settori considerati strategici. Nulla di tutto ciò è mai stato fatto dalla destra (che mira a distruggere) nè dalla sinistra (che accetta la situazione cercando di mettere un po' di vaselina di tanto in tanto).

Perciò non possiamo aspettarci un granchè di buono dal punto di vista strutturale. Se qualche idea condivisa ci fosse, sarebbe già venuta fuori, e non assisteremmo a un Prodi che fa le acrobazie per dire tutto e il contrario di tutto.

Quale tipo di miglioramento può venire allora da questa sinistra? La politica internazionale innanzitutto, e forse qualcosa di più nel campo dei diritti sociali. E' il massimo che ci si possa aspettare.

E allora, se le cose stanno così, perchè non premiare chi ha avuto il coraggio di tentare strade nuove e di spendersi per i valori della laicità? Specialmente in un periodo come questo in cui le forze reazionarie dopo avere messo il bavaglio all'economia cercano di completare l'opera mettendo il bavaglio alle coscienze? Insomma, posto che dall'alto nulla di buono ci si può attendere verso un cambiamento strutturale, perchè non premiare chi almeno sceglie come ragion d'essere una lotta per una maggiore laicità della società?

Del resto, di fonte alla trasversalizzazione degli interessi non c'è nulla di male a trasversalizzare le risposte politiche. Pannella e Boselli vengono da tradizioni completamente diverse: moderato e governativo uno, radicale e antigovernativo l'altro. Nessuno dei due, a quanto mi risulta, è portatore di specifici interessi finanziari, dunque, che piacciano o no, sono due politici "puri". E io ho apprezzato molto un'intesa fra politici così diversi attorno a tematiche sacrosante. Potrebbe anche, chissà, essere il nucleo di una sinistra nuova e finalmente "di sinistra". Se poi mi sarò sbagliato e avrò riposto male la mia fiducia non avrò difficoltà ad ammetterlo. Ma siamo talmente abituati all'aridità che quando nasce qualcosa che potrebbe assomigliare a un fiore forse non è male innaffiarlo. A nostro rischio e pericolo, ovviamente.




permalink | inviato da il 2/4/2006 alle 15:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


19 settembre 2005

Le elezioni tedesche: un monito per l'Italia

Non sono un'esperto di politica estera. Eppure alcune considerazioni mi vengono istintive guardando quello che sta succedendo in Germania, dove non ci sono ancora i risultati definitivi, ma si cominciano a prospettare alcune cose curiose.

1) Tutti perdono. Nel senso che i due partiti principali, quelli che dovrebbero garantire l'alternanza vengono entrambi silurati. Il guaio è che per fare una maggioranza bisogna avere il 50%+ 1 del parlamento a favore, e non si capisce come si faccia a tirare fuori questi numeri. O si fanno alleanze strampalate, o si fa la famosa Grande coalizione, che sarebbe come se in Italia si proponesse un governo DS+Forza Italia. Della serie: non sanno più cosa inventarsi.

2) Dove vanno a finire i voti persi dai grandi? Ai piccoli: ai liberali, alla sinistra radicale di Lafontaine, e ad altri. La cosa mi pare interessante perchè da noi come da loro negli ultimi anni c'è sempre stata un'alternanza. La gente dava fiducia a una parte, rimaneva delusa dato che le cose andavano sempre peggio (nè può essere diversamente dato che la politica è ormai schiava dei meccanismi economici), e la volta dopo votava la parte opposta.
Ora sembra che da loro come da noi la gente incominci a rompersi i coglioni e si rivolge ai piccoli, in un voto che può anche essere letto come voto di protesta.
Per quanto il paragone sia audace mi viene in mente che nel primo dopoguerra ci fu in Germania un governo conservatore, poi uno socialdemocratico e siccome le cose andavano sempre peggio tutti si ruppero i coglioni e venne fuori Hitler.
Speriamo che il dramma di allora non vada oltre la farsa oggi.

3)E' una mia ossessione, lo so. Però prometto di curarmi e di non parlarne più (se ci riesco).
La Germania non ha il maggioritario, ha il proporzionale. La proporzione degli eletti dunque rispecchia fedelmente la proporzione degli elettori. Solo che ciascun partito (come ciascuna partita, mi si passi il gioco di parole) fa storia a sè. Ciascuno fa la sua campagna elettorale e si rivolge agli elettori come partito autonomo. Esattamente come da noi fino al 1993. Poi dopo le elezioni bisogna fare il governo ed è un casino mica male.
Almeno da noi le coalizioni, per quanto litigiose possano essere, si formano prima, e uno sa che governo vota. Certo, Ciampi potrebbe anche incaricare qualcuno di diverso dalla coalizione vincente, nulla lo vieta per ora. Ma è una possibilità esclusivamente teorica. Votando sappiamo benissimo chi ci governerà. I tedeschi non lo sanno: una specie di voto al buio, come giocare a mosca cieca.
Si dirà che il proporzionale c'è stato anche da noi per 50 anni e siamo sopravvissuti lo stesso. Vero, però è anche vero che non c'è mai stata un'alternanza, e non credo sia cosa di poco conto. Da quando c'è il maggioritario l'alternanza c'è stata. E se questo ha fatto vincere due volte Berlusconi, bene: fessi gli italiani ad avergli dato fiducia.




permalink | inviato da il 19/9/2005 alle 2:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa


17 settembre 2005

Un'occasione persa e una guadagnata

L'occasione persa è la mancata risposta alla "provocazione" del post di cui sotto. Peccato, perchè poteva essere un'occasione di riflessione e di confronto. Ma c'è ancora tempo.....
Poco male, perchè l'occasione guadagnata è molto più importante: è la compattezza dell'Unione di fronte al tentativo di legge-truffa: nessuno ha abboccato, anche a costo di rinnegare in parte se stesso. Meno male: stavolta sembra che il buon senso abbia prevalso. 




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15 settembre 2005

Considerazioni controcorrente sulla proposta di legge-truffa

1) Ho letto tutti gli articoli dell'Unità di ieri, ho ascoltato tutte le dichiarazioni in merito dei segretari di partito, mi sono sorbito perfino (si fa anche di questo nella vita) il Porta a porta di ieri, con Fassino e Pecoraro Scanio. Bene: nessun politico e quasi nessun commentatore (tranne un giornalista del Corriere della sera di cui non ricordo il nome) ha fatto presente che 12 anni fa gli italiani si pronunciarono in massa a favore del sistema maggioritario in un referendum che Craxi cercò di boicottare. Da allora acqua sotto i ponti ne è passata, e non è detto che l'esito del referendum sarebbe uguale oggi. Ma come è possibile che si proponga il contrario di quello che è stata la volontà popolare senza nemmeno programmare un referendum confermativo? Sembra impossibile, eppure è così. A me pare che questo faccia molto riflettere sul rispetto che la nostra classe politica ha nei confronti dei suoi elettori.

2)Il giusto anatema e la giusta chiamata alle armi della sinistra contro la legge truffa proposta impedisce di vedere quello che sta succedendo in maniera chiara. Il centro-destra sta andando a fondo trascinato da Berlusconi e dai ricatti della Lega. Il CCD pur nell'appoggio alla scandalosa proposta di discutere la legge elettorale sta giocando un gioco diverso, che non consiste nel tentativo di rovesciare con colpo di mano l'esito elettorale. I CCD sanno bene che le prossime elezioni sono perse essendo fallito il cambio di leader, unica carta che avevano per sperare in un ribaltamento della situazione. Stanno invece cercando di cogliere l'occasione per creare un'alleanza trasversale a favore del proporzionale che secondo i loro calcoli dovrebbe tornare comoda per il futuro. E' un gioco molto più sottile di quello più scoperto e, diciamolo pure, delinquenziale, che sta giocando Berlusconi.

3) Volete la controprova di quello che ho appena detto? I CCD hanno accettato di discutere dello sbarramento lasciando capire di essere disponibili perfino a toglierlo del tutto. Ora è evidente che ai fini della vittoria finale non è tanto il sistema di voto, proporzionale o maggioritario, che può incidere. E' invece lo sbarramento proposto al 4% che cancellerebbe dalla scena partiti come IDV, PDCI, Verdi, che potrebbero non raggiungerlo. Con lo sbarramento al 4% la sinistra rischierebbe molto di più della destra. Ma senza sbarramento non ci sarebbe alcun problema ai fini del risultato elettorale. Anzi, paradossalmente il voto a sinistra, che è un po' più ideologico di quello a destra sarebbe ancora più garantito. Non basterebbero alleanze fatte male o non raggiunte per metterlo in discussione. Allora cosa ci guadagnerebbe il CCD? Una cosa sola: quella di bloccare il bipolarismo e cercare delle convergenze larghe fra i centristi in modo da creare un asse di potere stabile, come era ai tempi della DC.

4)A questo punto mi chiedo perchè Rifondazione comunista, Verdi e quelle parti della Margherita che hanno sempre manifestato nostalgia per il proporzionale non colgano l'occasione. Sia ben chiaro, io sono contento che il centrosinistra sia compatto nel rifiutare di dialogare sulla legge elettorale. Ma anche perchè sono convinto che il maggioritario sia ormai un sistema abbastanza collaudato e che vada semmai cambiato ma non stravolto. Questo l'ho sempre detto. Così come ho sempre fatto l'ovvia considerazione che la qualità di una politica dipende molto più dagli uomini che non dal sistema con cui sono eletti.
Ma chi sosteneva il sistema proporzionale perchè non risponde all'occhiolino del CCD?




permalink | inviato da il 15/9/2005 alle 12:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


30 agosto 2005

I soliti imbecilli

Dopo le elezioni-farsa di qualche mese fa, arriva la costituzione-farsa.
Anzi no, probabilmente non arriva. Perchè dovrebbe essere confermata da un referendum che sicuramente la boccerà (ammesso che non sia manipolato come è ormai abitudine degli americani).
Solo che gli americani non hanno ancora capito che cercare di fare passare le leggi sulla testa di chi le dovrebbe subire non è necessariamente un buon affare.
Per chi si fosse perso qualche puntata della telenovela irachena riepilogo partendo dalla fine.
Gli americani stanno appoggiando la proposta di una costituzione irachena che dovrebbe concludere il processo di "democratizzazione" dell'Iraq e stabilizzare il paese. Solo che questa costituzione introduce un principio che piacerebbe molto alla Lega: quello del federalismo. Siccome prima dell'invasione americana l'Iraq era un paese unitario, se ne deduce che gli americani stanno cercando di ratificare come definitiva la spaccatura da loro stessi prodotta con l'intervento militare. Per essere più precisi, la tripartizione etnico-religiosa fra curdi, sciti e sunniti esisteva anche prima, ma c'era un governo che le teneva insieme. A volere essere ancora più precisi non era un governo morbidissimo nè ultrademocratico. Anzi, era l'espressione di una minoranza, quella sunnita, che dominava sulle altre due. Non era giusto, si dirà. Ed è vero.
Ma gli americani non erano andati là per portare giustizia? E ciò è tanto vero che una delle prime cose che dissero dopo la conquista militare era di volere promuovere una democrazia in cui tutte le componenti della società fossero rappresentate. Ora stanno facendo marcia indietro e pensano di uscire dal pantano iracheno con una mossa che non può che aggravare le tensioni del paese.
Gli sciti e i curdi, nel cui territorio si trova il petrolio che sta alla base dell'intervento militare americano, non hanno voglia di fare partecipare al banchetto anche i sunniti, che non hanno risorse e che si sono divertiti fin troppo ai tempi di Saddam. Dal loro punto di vista la cosa sarebbe anche umanamente comprensibile. Quello che non è comprensibile è la posizione americana. I sunniti sono quelli che essendo stati in posizione di controllo ai tempi di Saddam, hanno imboscato le armi e organizzato la guerriglia che sta falciando i marines americani come birilli da bowling. Ora è ben strano che gli americani, che stanno assaggiando le bombe sunnite, pensino di risolvere la situazione con una decisione che ledendo principi minimi di equità, rinfocolerà ulteriormente la guerriglia. E' un autogol clamoroso, insomma. Che solo un demente come Bush poteva immaginare.
Per quanto difficile possa essere districare una matassa come quella irachena, appare evidente che nessuna soluzione può essere possibile se non è condivisa da tutte e tre le componenti del paese. E che qualunque concessione a particolarismi religiosi (vedi gli accenni di marca scita della costituzione in programma) allontana questo obiettivo.
Ma al di là di queste ovvietà c'è una cosa che non si sottolinea mai abbastanza. Il federalismo degli Stati uniti, della Germania o della Svizzera è servito a unire stati nati separati. Quando uno stato unitario si scinde (vedi URSS o Jugoslavia, per esempio) non si ferma mai al federalismo ma procede verso rotture molto più profonde. Insomma, iniziare a spaccare ciò che è unito, raramente rappresenta un investimento vantaggioso.
Ma forse Bush avrà pensato che l'Iraq l'abbiano fatto i Padri Pellegrini, e che per l'Irak vada bene quello che va bene per l'Idaho o lo Utah. Fortunatamente gli iracheni gli stanno dando una lezione di politica. A suon di bombe, ovviamente.




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20 agosto 2005

Sharon: mica scemo, il ragazzo....

Il criminale di guerra Ariel Sharon, attualmente a capo dello stato di Israele, sta facendo parlare il mondo con una mossa sicuramente positiva, molto coraggiosa (mai nessuno aveva imposto prima il ritiro dei coloni) ed anche molto furba.
Perchè questo uomo, che è un gaglioffo ma non uno sprovveduto, sta giocando un bluff interessante lasciando all'avversario l'incombenza di andare a vedere le carte.
Perchè si tratti di una partita a poker è presto detto. Lo scoglio su cui si sono arenate tutte le trattative compreso l'ultimo Camp David, presentato dalla stampa internazionale come una generosissima (bontà loro...) offerta israeliana è sostanzialmente uno: la questione dei profughi. Che Israele non sa nè vuole risolvere, e che alimenta un contenzioso praticamente irrisolvibile. Perchè risolverlo secondo criteri minimi di equità corrisponderebbe per Israele a un salto indietro di decine di anni. Cosa che Israele non ha nessuna intenzione di fare, almeno fintantochè la forza militare e l'appoggio degli americani stanno dalla sua parte.
Con la mossa del ritiro dei coloni Sharon:
1) Si leva dai coglioni un'imbecille minoranza di ultradestra, ingombrante, petulante e politicamente impresentabile.
2) Rafforza la sua immagine di decisione e coraggio (fasulla, ma conta ciò che appare almeno quanto ciò che è)
3) Dilata la sua leadership conquistando il consenso del centro e della sinistra.
4) Si rafforza contrattualmente ("io ho dato, adesso tocca a voi....")
5) Al prossimo attentato potrà riprendere con le rappresaglie militari interessate giocando al contempo il ruolo di vittima: perfetto stile sionista.
6) Potrà vivere di rendita su questa mossa per un po' di anni, rimandando i veri nodi del ritorno dei profughi, del controllo delle risorse, dello stato palestinese reale e non solo cartaceo, etc.
7) Nonostante tutte le considerazioni di cui sopra, la mossa era comunque doverosa. Vediamo ora che succederà.




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18 agosto 2005

Fassino e la questione morale

Me ne esco dalla mia atarassia agostana per provare a commentare l'argomento del giorno (o dei giorni, in estate i tempi sono dilatati): la sinistra e la questione morale.
Già Berlinguer qualche annetto fa aveva posto la questione morale al centro della sua azione politica. Fu anche il periodo di massima espansione elettorale del PCI. Difficile dire se una cosa dipendesse dall'altra o meno. E' però un dato di fatto che il PCI-PDS-DS dopo la morte di Berlinguer ha iniziato una parabola discendente che sembra forse arrestarsi solo ora, di fronte al completo e clamoroso fallimento dei suoi avversari.
Tutto questo per dire che fu giusto porre allora la questione morale come fatto politico. Berlinguer aveva capito che l'etica non è materia per educande o per salotti dove si discetta di bon ton. E' la base della credibilità politica, ed è difficile ottenere consenso senza essere credibili. A meno che non ci si chiami Silvio Berlusconi. Ma imitare Berlusconi appare una strada priva di sbocchi: diversi sono i valori, gli interessi, diverso è l'elettorato potenziale.
Dunque conviene essere credibili, e per essere credibili conviene muoversi con una coerenza e un rispetto di sè pari almeno a quella che possiede il tuo elettore medio.
Se uno pensa ai metodi clientelari ormai diventati abitudine in molte amministrazioni "rosse", base delle diffusa percezione del "sono tutti uguali", viene da pensare che la questione morale non sia affatto un argomento di secondo piano, e che risolverla in maniera trasparente gioverebbe alla sinistra anche elettoralmente.
Chi ha avuto la pazienza di seguirmi fino adesso potrebbe pensare che voglia unirmi al coro di quelli che brandendo la questione morale stanno cercando di tirare merda addosso a Fassino. Niente affatto: la mia solidarietà a Fassino è massima.
Proprio perchè la questione morale è importante non può essere posta in questi tempi e in questi modi.
Perchè l'episodio che ha fatto scatenare la questione della "moralità" dei DS è stato in definitiva l'affare Unipol-Bnl, con annessa telefonata di Fassino al dirigente dell'Unipol.
Io non ho alcuno strumento per giudicare se la fusione Unipol-Bnl possa essere o meno un buon affare. Se lo è, ben venga. Se non lo è, si dicano le proprie ragioni, ma non si tiri in ballo la questione morale solo perchè Fassino ha parlato al telefono con Consorte. Unipol nasce dal mondo cooperativo, da sempre vicino al PCI-DS. Perchè mai Fassino avrebbe dovuto rifiutarsi di parlare con il dirigente dell'Unipol? Tra l'altro Fassino stesso ha chiesto la pubblicazione della conversazione intercettata, non ha gridato contro la magistratura come avrebbe fatto Berlusconi. E puzza un po' che non ci sia stata ancora alcuna pubblicazione della conversazione. Forse che non è stata pubblicata apposta per evitare che il tutto si sgonfiasse da sè?
Ma c'è una considerazione che mi spinge a solidarizzare con Fassino nonostante la mia non completa simpatia per i DS. Viviamo in un mondo in cui conta ciò che si è, ma conta anche ciò che appare. La cosa è lapalissiana. Se non fosse così, Berlusconi non avrebbe mai vinto le elezioni. Mi chiedo: come è possibile porre la questione morale proprio sulla base di un intercettazione telefonica nel momento in cui altre intercettazioni telefoniche hanno scoperchiato il vaso di merda rappresentato dal sistema politico-bancario italiano? In altre parole, uno che non sia un attento osservatore delle situazioni potrebbe mettere il caso Fazio-Fiorani, quello Rcs-Corriere della sera e quello Fassino-Unipol nello stesso calderone di immoralità e di perfidia. Quando invece si tratta di cose molto diverse. Fazio è l'arbitro del sistema bancario, Fassino non è arbitro di nulla. Se un arbitro viene pescato a fare una combine col presidente della squadra che deve arbitrare dovrebbe essere radiato immediatamente. Se si scopre al telefono l'allenatore col presidente della squadra che allena la cosa ha una gravità affatto diversa. Anzi, probabilmente è un non-fatto.
Eppure su qesto non-fatto si è fatto un gran parlare, togliendo così credibilità a una questione, quella morale, che invece è seria e dovrebbe passare da impegni precisi più che da pettegolezzi. E creando conflitti, tensioni interne e perdita di immagine a pochi mesi da elezioni che non sono ancora vinte.
Un po' più serio l'intervento di Bertinotti. Dice il Fausto nazionale che i DS non sono stati in grado di fermare la deriva finanziaria del capitalismo italiano. E già: è proprio qui il punto. Che cosa intende fare Fassino una volta al governo per contrastare l'involuzione economica e sociale che l'Italia soffre già da un paio di decenni, e che sta raggiungendo livelli intollerabili?
Su questo vorrei una risposta adeguata dal segretario di un grande partito che si candida a governare. Delle telefonate con Consorte mi interessa fino a un certo punto: che i dirigenti dell'Unipol facciano quello che possono per difendere i loro interessi, con o senza Fassino, come qualunque bipede che calca questo pianeta.




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3 agosto 2005

Lo stagismo delle bombe e lo stragismo del buon senso.

Non esiste solo lo stragismo delle bombe. Esiste anche lo stragismo del buon senso che la nostra televisione di stato porta avanti ogni giorno. Per caso mi trovavo sintonizzato sul TG1 della notte ieri, mentre si parlava dell’anniversario della strage di Bologna. Anzi no, non si parlava della strage di Bologna. Si parlava dei fischi a Tremonti. Tutto il servizio è stato incentrato su quello.
All’epoca della strage di Bologna Tremonti faceva, se non sbaglio, il commercialista. Immagino che non abbia partecipato a mettere bombe né sia stato coinvolto in prima persona nell’organizzazione dell’attentato. I fischi perciò si possono anche non condividere. Ma se non sbaglio dovrebbe essere ancora in vigore l’articolo 21 della Costituzione che tutela la libertà di espressione e non vedo cosa ci sia da scandalizzarsi se qualche politico non gradito riceve fischi piuttosto che applausi o cori di alè-o-oh. Tantopiù che una delle più credibili ipotesi investigative sulla strage di Bologna tirava in ballo il ruolo della P2, organizzazine eversiva cui il presidente di Tremonti (quando Tremonti era ministro) ha partecipato. E non certo in un ruolo di secondo piano, se è vero che il programma della loggia P2 è stato in gran parte realizzato durante gli anni del governo Berlusconi (e a dire il vero in parte anche prima).
Si fa un gran parlare del carattere “fascista” della strage. Giusto. Si tratta di intendersi su cosa si può definire “fascista”. Nel senso stretto del termine, appare improbabile che si possa trattare di una strage “fascista”. Nel 1980 quelli che avevano avuto qualche ruolo di responsabilità all’interno del PNF (Partito Nazionale Fascista) dovevano almeno avere superato i 70 anni, e per mettere una bomba e scappare non bisogna avere l’artrosi alle ginocchia, né essere obbligati a camminare con la zanetta.
Ma soprattutto non si può attribuire un aggettivo a ciò che non si è chiarito con certezza al di là di ogni ragionevole dubbio.
Invece di dibattere sull’aggettivo “fascista” sarebbe utile chiedersi perché non si è giunti a scoprire la verità. Qui la risposta è molto più semplice. Non si è scoperta la verità perché pezzi importanti dello stato hanno lavorato attivamente affinchè la verità non venisse a galla. Questo è un dato di fatto, non è un’interpretazione. Bisognerebbe chiedersi allora perché mai i nostri Servizi segreti abbiano avuto interesse a nascondere mandanti ed esecutori della strage.
A questo punto non vado oltre. Ciascuno si dia la risposta che vuole.
Certo è che un giornalista serio in occasione dell’anniversario della strage di questo dovrebbe parlare. Perché questi sono i nodi irrisolti della nostra storia che continuano a correrci davanti. Questa è una delle radici dell’astio fra la destra e la sinistra ed è anche una delle radici della sfiducia del cittadino nei confronti della giustizia.
Ma sono argomenti complessi, adatti a giornalisti seri. Non a quelli del TG1. Loro, è meglio che parlino dei fischi a Tremonti.




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15 luglio 2005

La Francia sospende gli accordi di Scengen: i terroristi esultano.

Quattro anni fa il paese che si vantava di essere la patria della libertà divenne una semidittatura. Accadde subito dopo l’11 settembre: i Patriot Act sancivano la sospesione dei diritti civili su cui gli americani pensavano si fondasse il loro paese.
Oggi, dopo gli attentati di Londra, la Francia sospende gli accordi di Schengen e altri paesi sono in procinto di farlo.
Domanda: ma che razza di democrazia è questa se basta una minaccia, una piccola difficoltà per tornare indietro a livelli di civiltà molto più bassi di quelli già conquistati? Una democrazia che rinunci a se stessa di fronte al primo problema è una democrazia solo di facciata, in definitiva forse una non-democrazia.
Per arrivare a Schengen ci sono voluti 40 anni di faticose mediazioni diplomatiche e tutti, più o meno, consideravano la libera circolazione e l’abbattimento delle frontiere come una cosa buona. In definitiva una garanzia contro il ripetersi dell’inferno della guerra. Veramente mi lascia esterrefatto vedere la facilità con cui conquiste fondamentali della storia diventano pezzi di carta (igienica, ovviamente). Verrebbe da concludere che la fiducia che abbiamo nei valori di libertà, democrazia, diritti umani, è veramente bassissima. Forse allora hanno ragione i nostri avversari, che sembrano credere a quello che fanno. Forse i terroristi sono i primi a stupirsi in positivo dell' effetto che riescono a provocare. Chissà se avrebbero mai immaginato che fossero gli stessi stati a conferire loro un potere così grande.




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14 luglio 2005

A chi giova il terrorismo?

Io non so chi abbia messo le bombe a Londra. Se lo sapessi andrei dalla polizia a riferirlo, sperando di essere utile.
Ma di fronte a un fenomeno come quello terroristico, che sta minacciando di cambiare in peggio la storia, e che è al centro di tutte le questioni internazionali almeno dall’11 settembre di 4 anni fa, mi pare doveroso interrogarsi.
La domanda centrale sul terrorismo sembra essere la grande assente dai mass-media: a chi giova tutto questo?
Se per terrorismo si intende una strategia volta a ottenere effetti politici attraverso mezzi che inducano paura negli avversari, le radici sono lontanissime. Gli storici riportano dei massacri di civili nelle Gallie ad opera dell’esercito di Giulio Cesare. Anche lui era terrorista. Anche lui cercava di nascondere o minimizzare la realtà delle cose davanti all’opinione pubblica di allora. Non sto modernizzando la storia: accadde proprio questo. Ma almeno erano chiari gli autori e le vittime.
Nel secolo appena concluso metodi terroristici sono stati usati dagli irlandesi per ottenere l’indipendenza dall’Inghilterra, dagli algerini contro i francesi, dagli israeliani contro gli inglesi. La strategia era chiara: rendere difficile un’occupazione colpendo l’occupante quando meno se l’aspettava.
Ma questo terrorismo di questa fantomatica AlQaida sembra privo di senso. Mette bombe fra la folla, colpisce a caso, non si sa chi ci sia dietro. Ricorda lo stragismo che insanguinò l’Italia dalla fine degli anni 60 ai primi anni 80.
Chi ne può trarre giovamento? Bisogna ragionare a partire di qui.
Si diceva che serviva a destabilizzare il mondo arabo. Eppure quattro anni dopo le Torri gemelle non è cambiato nulla: i regimi che c’erano sono sempre al loro posto, più stabili che mai.
Si diceva che volevano scatenare una guerra contro l’Occidente. E’ vero. Una guerra c’è stata ed è tuttora in corso, ma chi avrebbe dovuto scatenarla non ne ha tratto alcun beneficio.
E allora?
Il dibattito è assente. Tutti condannano gli attentati (ci mancherebbe) ma nessuno ci aiuta a capirli.
Ci viene detto che esiste questa fantomatica organizzazione di nome AlQaida, ma nessun membro è stato preso, nessuno ha confessato permettendo di far luce sull’organizzazione. Nonostante le guerre e i Patriot Act.
In compenso c’è stata una progressione continua nel numero di attentati. Per puro sadismo? O per qualche fine politico?
Se accettiamo la prima ipotesi, allora hanno ragione quelli che dicono che le bombe sono frutto di odio per l’Occidente, e nulla più. Se è così, dovremmo mobilitare battaglioni di psicologi più che di truppe speciali. Salvo che poi non si saprebbe chi curare.
Se invece pensiamo che abbia più fondamento la seconda ipotesi allora dovremmo sforzarci di capire come chi investe in terrorismo passi all’incasso dei frutti del suo lavoro. Finora gli unici che sembrano avere incassato sono stati Bush & Co. che col pretesto del terrorismo hanno rafforzato la posizione di dominio sul medio-oriente, messo in difficoltà l’Europa, rafforzato il controllo sociale interno e il controllo internazionale. Del resto si è vista una perfetta sincronia fra interessi americani e attentati terroristici. Le bombe sono scoppiate in Turchia nel momento in cui bisognava convincere l’alleato recalcitrante, in Spagna nel momento in cui bisognava coalizzare la popolazione sulla linea filo-americana di Aznar (con risultato fallito a causa dell’immane cazzata di Aznar stesso nell’attribuire all’Eta l’attentato), in Inghilterra nel momento in cui bisognava distrarre l’attenzione dalle questioni del G8.
Sia ben chiaro che non sto dicendo che la strategia terroristica sia stata progettata a tavolino da Bush e/o dai suoi servizi. Me ne guardo bene. Non ho prove tangibili. E’ anche vero però che non sarebbe una novità. Da Pearl Harbour all’episodio della corazzata Maine le guerre americane sono sempre state precedute da episodi creati o indotti ad arte dagli americani stessi. E questa non è un’illazione, è provato da documenti ufficiali. Perché stavolta avrebbe dovuto essere diverso?
OK, ho corso troppo con la fantasia. Me ne rammarico. Ma resta la domanda centrale. Queste bombe chi le ha fatte mettere, e perché? Trovatemi voi qualche spiegazione credibile. Però basata sui fatti, non sulle interpretazioni giornalistiche.

P.S. Su www.soviet.ilcannocchiale.it c'è un ottimo articolo che risponde alle mie domande. Ma anche opinioni diverse sono bene accette. 




permalink | inviato da il 14/7/2005 alle 3:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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