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17 luglio 2006

Il calcio del Gattopardo

“Cambiare tutto perché tutto rimanga come prima” era la filosofia del Gattopardo. Esattamente quello che si sta vedendo in occasione della discussa sentenza sul calcio. Alcune considerazioni ovvie che, chissà perché, non si sentono troppo in giro:

1) La giustizia, anche quella sportiva, non è uguale per tutti. Anche stavolta i piccoli, cioè Fiorentina e Lazio, sono stati puniti. I grandi se la sono cavata: il Milan addirittura è rimasto in serie A, la Juventus nella stessa categoria della Fiorentina e della Lazio, seppure con qualche punto di penalità in più. Come condannare uno che è ricorso a irregolarità per salvarsi alla stessa pena del capomafia. Succede, quando il capomafia è troppo potente.

2) Tutti parlano di “stangata”, di pene “severissime”. Addirittura Cannavò tira fuori l’iperbole della “Norimberga del calcio”. Sembra di sognare. Abbiamo perso tutti il senso della realtà. Se è vero che una società ha condizionato il campionato con sistemi mafiosi l’unica pena adeguata è la radiazione. Qui non solo non c’è la radiazione della Juventus, ma addirittura viene messa nella stessa categoria delle altre, cioè quella che permette di continuare ad incassare un bel po’ e di ritornarsene in serie A fra uno o al massimo due anni.

3) Nelle motivazioni si spiega il perché di tanta poca severità. I fatti, si dice, non sono accertati, pertanto vengono puniti i contatti sleali ma non siamo con sicurezza di fronte ad episodi di corruzione. A questo punto le possibilità sono due: o c’è del vero in quello che tutti i giornali, le televisioni e gli sportivi da bar davano per scontato, e allora siamo di fronte all’ennesimo regalo alla società più potente d’Italia, oppure non c’è nulla di concreto al di fuori delle parole più o meno millantate al telefono. E allora bisognerebbe radiare tutti i giornalisti che hanno inventato uno scandalo inesistente.

4) Per quanto ridicole (in proporzione) siano le pene per Milan e Juventus, è pazzesco vedere come tutti si atteggino a vittima. Perfino i milanisti si lamentano. Il nostro è un paese dove tutti vogliono pulizia, però tutti la vogliono dagli altri.

5) Mentre si parla moltissimo delle squadre di calcio, si parla pochissimo dei singoli. Carraro, Bergamo, Pairetto beccano 4 anni di interdizione, Lanese poco più di 2. E siamo solo al primo grado. In appello le squalifiche da che mondo è mondo si riducono ulteriormente. In teoria fra tre anni potremmo ritrovarci con la Juventus in serie A e con Lanese designatore arbitrale. Mica male, conme prospettiva. Una riforma coi fiocchi, verrebbe da dire.




permalink | inviato da il 17/7/2006 alle 0:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


14 luglio 2006

CLAMOROSO !

Pare che Zidane e Materazzi si siano incontrati di soppiatto in un locale per scambisti nei pressi di Marsiglia.

Zidane si sarebbe accompagnato con la moglie di Materazzi mentre Materazzi si appartava dietro un separè con la sorella di Zidane.

"Purtroppo non mi si è drizzato" avrebbe confidato Materazzi a un amico giornalista "non avevo previsto che la sorella di Zidane fosse ancora più brutta di lui"

Un fotografo ha tentato di riprendere il rendez-vous di nascosto, ma è subito stato messo kappaò da una violenta testata di Zidane.

La FIFA ha aperto un'inchiesta contro il fotografo.




permalink | inviato da il 14/7/2006 alle 2:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


5 luglio 2006

Abbiamo pareggiato i conti

Questa serata l'aspettavo da 16 anni. Precisamente da quella maledetta semifinale di Napoli del 1990, quando perdemmo ai rigori dall'Argentina. Non era bello essere l'unica grande potenza calcistica (con l'eccezione del Brasile nel 1950) ad avere perso i mondiali di casa. Il credito con la fortuna era chilometrico: tre mondiali consecutivi persi ai rigori, un europeo perso agli ultimi secondi dopo averlo già vinto. Morale della favola: da ben 24 anni partivamo per vincere qualcosa in campo internazionale, dimostrando quasi sempre di potercela fare, e da 24 anni non si vinceva nulla.
Quest'anno stiamo finalmente consumando qualche piccola vendetta. L'Argenitina ha assaggiato pari pari quello che successe a noi nel 90: ha dominato la partita, si è portata in vantaggio, poi è stata raggiunta nel finale e ha perso ai rigori. Anche l'Argentina era la squadra che aveva prodotto fino a quel momento il miglior calcio, esattamente come noi nel 90.
La Germania che allora vinse in casa nostra è stata sconfitta a domicilio. Con una differenza grossa però. Che non ha perso per un episodio, come fu la sciagurata uscita di Zenga nella semifinale del 90, ma per una inferiorità netta e inequivocabile durata tutta la partita. Ora c'è da completare l'opera, vedremo domani con chi. A ben pensarci anche con la Francia c'è qualche conto in sospeso...




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26 settembre 2005

Siamo alle solite

Mi riferisco ovviamente al mondiale di ciclismo gettato alle ortiche ancora una volta per insipienza tattica. Sembrerebbe strano per una squadra come la nostra così ricca di tradizioni. Eppure è così. Che l’aria fosse malata lo si era capito subito. Circolava un ottimismo che non prometteva nulla di buono. Quasi che il mondiale non fosse la gara che tutti vogliono vincere e che gli avversari quasi non esistessero.
Probabilmente l’ottimismo derivava dal non avere capito niente della situazione. Sarebbe bastato un po’ di ragionamento. Il mondiale si correva in Spagna. Sarà mai possibile, ci si sarebbe chiesti se si fosse ragionato, che gli spagnoli che non hanno velocisti non abbiano fatto il possibile per rendere il tracciato difficile? Se si fosse ragionato in questo modo non si sarebbe battezzato il tracciato come un tracciato per velocisti, e non si sarebbe puntato tutto su Petacchi che è sì forte in volata ma non è detto che alla volata ci arrivi.
Invece no. Prima della gara sembrava che Petacchi avrebbe dovuto vincere per forza, per intercessione dello Spirito Santo, e che qualunque altra possibilità sarebbe stata da escludere.
Anche quando si è visto che il circuito non era affatto semplice, anzi era caratterizzato da numerosi strappi, di cui uno estremamente lungo e massacrante, i nostri non se ne sono curati. Hanno continuato a fare da chioccia al raccomandato di ferro Petacchi e hanno lasciato da solo Bettini, l’unico che sembrava in possesso di gambe adeguate per vincere. Ad aggravare la frittata c’è stato il comportamento di Bettini, che forse per ringraziare dello zelo con cui veniva aiutato, ha pensato bene di non limitarsi a tamponare le fughe. Ha invece contribuito ad alzare il ritmo, tirando così la volata per gli altri. Insomma un bel pastrocchio.
Il mistero dello sport italiano è che quando ci sono diversi atleti forti non si sa mai come fare per farli stare insieme. Chiunque preferirebbe avere molti talenti in squadra, dato che sembrerebbe più facile vincere avendo molte carte buone piuttosto che avendone poche. Invece da noi succede il contrario, anche negli altri sport. Mazzola non poteva giocare con Rivera, Baggio non poteva giocare con Del Piero, Del Piero non poteva giocare con Totti, Veron non può giocare con Pizzarro e Vieri non può giocare con Adriano. Insomma, i pregiudizi contano più delle persone.
Anche stavolta è successa la stessa cosa. Non si potevano appoggiare Bettini e Petacchi insieme, a seconda delle circostanze. Molto meglio scegliere solo uno dei due. Quello più scarso, ovviamente.




permalink | inviato da il 26/9/2005 alle 1:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


12 settembre 2005

Bravi ragazzi: una vittoria meritata

Mi prendo un attimo di pausa dai miei articoli sulle brutture dell’Italia (non tutti a dire il vero, però quello sulle cose belle è stato anche uno dei meno commentati) per scrivere qualche riga sulla partita di ieri. La nostra squadra di pallavolo ha vinto il titolo europeo, e Montali ha pregato Rockerduck di scrivere qualcosa.
Lo faccio volentieri, anche perché ieri mi sono entusiasmato. Vincere una partita che sembrava persa è sempre entusiasmante. E lo è ancora di più se si pensa al marasma in cui versano ormai tutti i nostri sport principali, da Sua maestà il calcio fino all’atletica. Oramai per vincere qualcosa in campo internazionale bisogna ricorrere alle bocce o al lancio di brustolini controvento.
Teneteci dietro: quel po’ di buono che gli atleti italiani riescono a combinare, a partire dalle dignitose olimpiadi dello scorso anno, viene sempre dagli sport meno cagati. Forse perché lì girano meno soldi, e si riesce ad avere a che fare con atleti dotati di passione e impegno invece che con primedonne viziate e bolse.
La cosa che mi è sembrata importante sul piano sportivo nella vittoria di ieri è che abbiamo battuto una squadra più forte di noi. Anzi, due squadre più forti di noi, se consideriamo anche la Serbia, battuta in una semifinale incandescente. E’ vero che godevamo del vantaggio del fattore campo, ma non si è mai visto il pubblico deviare la traiettoria di una palla destinata fuori.
Io seguo la pallavolo da una qundicina di anni e mi viene istintivo fare il confronto fra questa nazionale e la grande Italia di Julio Velasco. Mi pare che non ci sia paragone, a tutto vantaggio (per ora) della nazionale di Velasco.
Nella nazionale attuale l’unico fuoriclasse mi pare Mastrangelo, probabilmente il giocatore più forte del mondo nel fondamentale del muro, e che non a caso è uno dei pochi “senatori”. Per il resto, a parte il grandioso Cernic del quarto set, non si sono viste delle individualità straordinarie, se prendiamo i giocatori a uno a uno. Cisolla è l’unico capace di mettere pressione agli avversari in battuta. Però non sa ricevere e in attacco funziona solo se servito alla perfezione. Fei non è nemmeno lontano parente di Zorzi: viaggia a corrente alternata e supplisce ai limiti personali con una grande astuzia in fase d’attacco. Similmente nemmeno Vermiglio è parente di Tofoli: è sembrato piuttosto approssimativo nella distribuzione del gioco. Bene Tencati, che ha fatto il suo onesto lavorino, ma nessuno ha mai pensato di paragonarlo a Gardini o a Bernardi. Corsano se l’è cavata, ma niente di più.
Solo che la stratosferica Italia di Velasco è sempre crollate nel momento più importante, non riuscendo a portare a casa nemmeno una Olimpiade. Invece questa Italietta è già riuscita a battere in un torneo internazionale importante una squadra dove i fuoriclasse (almeno sulla carta) abbondavano. E siamo riusciti a cambiare l’inerzia della partita proprio quando sembrava che tutto stesse per finire. Contro la Serbia il giorno prima era successa la stessa cosa: siamo venuti fuori nel momento psicologicamente più difficile. Abbiamo vinto col carattere, credendoci sempre, non demoralizzandoci mai, e usando nei momenti importanti più testa di quella che riuscivano a mettere in campo gli avversari.
Insomma, una vittoria conquistata contro avversari superiori, lottando con il cuore e con la testa: non è facile vederlo da una squadra italiana. I nostri politici forse potrebbero ispirarsi a loro.




permalink | inviato da il 12/9/2005 alle 20:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


1 luglio 2005

Il figliol prodigo Vieri torna alla Juve

Adesso ve lo cuccate un po' voi.

E se riuscite a farlo diventare un atleta tanto di cappello




permalink | inviato da il 1/7/2005 alle 12:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


20 giugno 2005

Chi la fa l'aspetti, un commento controcorrente sul non Gran Premio di ieri

Quello che si è visto ieri non ha nulla di sportivo. E’ stata una triste passerella, e su questo siamo tutti d’accordo.
Il fatto è che se andiamo a cercare le responsabilità la situazione non è più così chiara.
In questo campionato le esigenze di spettacolo hanno indotto a cambiare il regolamento introducendo regole cervellotiche con l’unico scopo di limitare lo strapotere Ferrari dell’anno precedente. L’importanza delle gomme è cresciuta a dismisura, tanto che la Ferrari, che sarebbe ancora la macchina migliore come meccanica, né potrebbe essere diversamente, dato il vantaggio accumulato negli anni precedenti sui concorrenti, si è trovata nelle posizioni di rincalzo avendo gomme che non garantivano prestazioni sufficienti.
Le regole ci sono per tutti, si dirà. Ed è vero. Così come è vero che le Bridgestone a queste regole non hanno saputo adeguarsi.
Solo che quando si viaggia a livelli di tecnologia così pompati è difficile conciliare l’eccellenza delle prestazioni con la tranquillità dell’affidabilità. Se ne sono accorti ieri alla Michelin quando si sono trovati davanti a un circuito che ha mandato in tilt il loro prodotto.
Chiedere, come hanno fatto i team Michelin, una variazione del circuito per garantire la sicurezza è grottesco. Il circuito di Indianapolis era straconosciuto, non è stato asfaltato il giorno prima, e se la Michelin non è stata capace di produrre gomme all’altezza la colpa non è né della Ferrari né della Bridgestone, che non ha avuto problemi di sorta. Né tantomeno della Federazione che non poteva inventare regole a uso e consumo della Michelin per poi rimangiarsi le sue decisioni quando alla Michelin non facevano più comodo. 
Dal canto suo la Michelin ha avuto il merito di riconoscere la pericolosità delle sue gomme.e di non volere giocare il suo prestigio sulla pelle dei piloti e degli spettatori. A quel punto erano possibili solo due strade: o correre ugualmente in condizioni di inferiorità con l’obbligo di rallentare nei punti critici, o ritirarsi. E’ stata fatta la scelta più dignitosa.
La prima vittima di questa situazione è stato il pubblico, che ha pagato qualcosa che non ha usufruito: quella di ieri sera non può essere considerata una gara. La Federazione e la Michelin dovrebbero concordare le modalità di rimborso.
Ma la considerazione che mi viene da fare è questa: non sarebbe il caso di limitare la sfrenata competitività attraverso dei fornitori unici almeno nei settori che hanno più a che fare con la sicurezza, come quello delle gomme?
Si aumenterebbero i valori sportivi, ci si avvicinerebbe a una competizione fra piloti invece che fra oscuri ingegneri del particolare, e si eviterebbero situazioni di questo genere.




permalink | inviato da il 20/6/2005 alle 13:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


26 maggio 2005

L'interizzazione del Milan

Nella partita (si può chiamare così?) di ieri sera abbiamo visto:
1) La squadra che ha dominato per 114 minuti su 120 perdere, quella che ha dominato 6 minuti su 120 vincere.
2) Una difesa talmente scarsa da prendersi 3 gol nel primo tempo e da andare in difficoltà tutte le volte che veniva attaccata con percussioni centrali (cosa rarissima in un campionato come quello italiano) reggere per tutto il secondo tempo e tutti i supplementari.
3) Il miglior portiere del mondo rendersi responsabile del primo e del secondo gol del Liverpool. Di contro, un portiere che non giocherebbe in nessuna squadra di serie A italiana diventare l’eroe della partita con una parata fortunosa su Shevcenko e con sceneggiate finali in occasione dei rigori che probabilmente hanno innervosito i milanisti.
4) Gli ex giocatori come Maldini e Crespo segnare tutti i gol del Milan, gli attuali palloni d’oro sbagliare nei momenti decisivi (sia nella superoccasione del secondo supplementare, sia nell’ultimo rigore)
5) Una serie di errori arbitrali tutti a danno del Milan: gol regolare di Shevcenko annullato, secondo gol del Liverpool convalidato nonostante lo sbandieramento del guardalinee, fallo da ultimo uomo non punito sul 3-0 per il Milan, e soprattutto rigore del 3-3 inesistente. Per non parlare dell’ampia libertà lasciata al portiere del Liverpool in occasione dei rigori finali.

Conclusione: adesso anche i milanisti capiranno cosa significa tifare per l'Inter (o, in alternativa, tifare per una provinciale. A voi la scelta) 




permalink | inviato da il 26/5/2005 alle 12:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


25 aprile 2005

Un grande pilota

Finalmente un GP che non fa addormentare chi lo guarda. Chiunque avrà pensato che senza l’errore della qualifica Schumacher avrebbe vinto agevolmente, e forse avrebbe vinto anche solo se Button si fosse fermato qualche giro prima per il secondo pit-stop. Questo è scontato, così come è scontata l’importanza di aver dimostrato di essere tornati all’altezza della Renault (ma oserei dire anche un po’ meglio).
Quello che mi ha colpito di più però è stata la bravura di Alonso: per 18 giri si è tenuto dietro una volpe come Schumacher pur avendo una macchina visibilmente più lenta. Vero che a Imola non sono facili i sorpassi, ma Alonso è perfino riuscito a rallentare l’andatura al punto da evitare la lotteria dei doppiaggi. E a tenersi dietro Schumacher semplicemente con la scelta delle traiettorie, con una guida impeccabile e priva di qualunque sbavatura. Veramente bravo. Tutto sommato si perde meglio quando l’avversario dimostra qualità simili.
A questo punto, se tutto va secondo logica, la Ferrari dovrebbe riprendere a vincere spesso. Il guaio è che 26 punti di distacco non sono facili da colmare, considerando che Alonso sembra essere l’erede di Schumacher e che ha una macchina dotata di buona affidabilità, con la quale non dovrebbe faticare a ottenere male che gli vada piazzamenti preziosi.
Spero di sbagliarmi, i crediti di 20 maledetti anni senza vittorie non mi sembrano ancora saldati del tutto.




permalink | inviato da il 25/4/2005 alle 15:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


15 aprile 2005

Bravo Carmignani, un po’ di luce dal nostro calcio di provincia.

Quatto quatto il Parma, che solo pochi mesi fa sembrava dovere essere travolto dal disastro Parmalat, ha raggiunto la semifinale di coppa Uefa. Non che la Uefa abbia un gran valore dopo la terribile riforma del calcio europeo. Ma è pur sempre una competizione internazionale. E il Parma è pur sempre una squadra di bassa classifica.

L’allenatore Carmignani non ha la faccia da ragazzino viziato di Mancini, e nemmeno il piglio finto Hollywood di Lippi. Ha la faccia un po' demodè del maestro elementare di una volta. E guadagnerà si e no un decimo rispetto agli altri due.
Però con intelligenza e umiltà sta tirando fuori la squadra dalla zona retrocessione, sta lanciando dei giovani interessanti come Savi e Contini, sta dosando le energie della squadra talmente bene da non strafare e andare avanti lo stesso in campo internazionale, quando il passaggio del turno Uefa sembrava a tutti un lusso dannoso che avrebbe influito negativamente sul campionato.

Invece Carmignani imbottendo la squadra di giovani motivati, disponendola perfettamente sul campo, giocando senza paura palla a terra, inserendo le volpi Morfeo e Giardino al momento giusto, quando la squadra arrancava e c’era un gran bisogno di qualcuno che sapesse tenere alta la palla, ha raggiunto un risultato che fa morale e che nel suo piccolo riconcilia un po’ con questo calcio di merda.

Umiltà, spirito di gruppo, fiducia ai giovani, tanta grinta, scelte giuste al momento giusto: i tromboni Mancini e Lippi potrebbero imparare da lui.




permalink | inviato da il 15/4/2005 alle 9:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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