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25 aprile 2005

La prima uscita di Ratzinger

La prima uscita pubblica di Ratzinger non mi è dispiaciuta.Tralascio l’interessantissimo discorso sul recupero di segni tradizionali come il pallio: sarebbe troppo lungo, e aspettiamo un po’ prima di attribuire ai significanti dei significati sicuri.
Mi è sembrato importante invece che abbia posto umilmente l’accento sulla limitatezza del suo ego e sulla necessità di ascolto di Dio e dei fedeli, che si sia rivolto anche ai non credenti, che abbia citato i deserti della fame e dell’abbandono (non ha parlato del deserto della guerra: che sia una dimenticanza voluta? Lo capiremo presto). E’ il discorso di un capo spirituale più che di un capo politico.
Mi ha lasciato perplesso che abbia tirato in ballo la comunanza di radici con gli ebrei, senza citare la parentela con i musulmani.
In definitiva luci e ombre in questo discorso iniziale: per chi temeva solo ombre è già qualcosa. Staremo a vedere. Di sicuro abbiamo davanti un introverso, in questo senso l’esatto opposto di Wojtila. E l’introverso è sempre molto più difficile da prevedere.




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23 aprile 2005


Alcuni giorni fa dicevo che era un candidato inquietante


AVEVO TUTTI I TORTI?




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20 aprile 2005

Hanno calato la maschera

Confesso (visto il tema di cui discuto la scelta del verbo è appropriata) che l'elezione di Ratzinger mi ha veramente sorpreso in negativo. Dopo papa Wojtyla mi aspettavo la pioggia, ma non la tempesta.
Il papa è come il presidente della repubblica, è una personalità in cui tutte le forze della chiesa devono potersi riconoscere: sia per l'elezione del papa sia per l'elezione del presidente della repubblica è richiesta la maggioranza dei due terzi. Per questo motivo non mi aspettavo assolutamente che un candidato così estremista potesse essere eletto subito. Invece già al secondo giorno è stata trovata una convergenza larghissima sul suo nome. Segno che la parte della Chiesa che intende dialogare con la modernità è ormai ridotta a ben meno di un terzo del totale.

E' dunque un pessimo segno questo papa. Non tanto per lui, che ha le sue idee e che le porta avanti con decisione come è nel diritto di ciascuno. E che non può essere al momento giudicato come papa non avendo ancora iniziato il suo mandato.
E' un pessimo segno soprattutto per ciò che lascia intuire. Perchè se la maggioranza schiacciante dei cardinali trova un accordo sul nome di un papabile così estremista, così nemico della modernità e così lontano dal sentire comune dell'uomo occidentale, è segno che probabilmente la grande stagione di speranza aperta con il Concilio Vaticano II si è definitivamente conclusa. Ed infatti Ratzinger è il primo papa dopo Giovanni 23° che non assume nè il nome di Giovanni nè il nome di Paolo. Assume un nome che porta dritto dritto alla Chiesa preconciliare.

Qualche avvisaglia la si era già avuta. Il nome di Martini, fra i pochi uomini di Chiesa che ancora incarnino lo spirito del Concilio Vaticano II, era considerato improponibile dai più. Gente come Maradiaga o Hummes erano considerati di sinistra pur avendo le posizioni wojtiliane in tema di sacerdozio femminile e di morale sessuale (compreso gli aspetti più reazionari di questa morale, come la proibizione del preservativo). Insomma, i cardinali erano e sono quasi tutti conservatori, e quelli considerati progressisti lo erano per le posizioni di maggiore apertura in campo sociale, non dottrinale.

Probabilmente non era lecito attendersi di più.
Probabilmente i laici si sono affrettati un po' troppo ad accorrere alla santificazione in vita di Giovanni Paolo 2, sopravvalutando gli aspetti personali del papa e sottovalutando l'ipoteca che la nomina di cardinali conservatori e l'intralcio alle esperienze più vive delle chiese locali aveva messo al futuro della Chiesa.
Del resto, se ripensiamo alla vicenda di papa Wojtyla con una mentalità anche solo minimamente raziocinante ci accorgiamo che la Chiesa è stata gestita con criteri estremamente verticistici, lasciando pochissimo spazio alle esperienze vive delle chiese locali. Inutile, perchè risaputo, ricordare il duro scontro con la teologia della liberazione. Altrettanto inutile ricordare l'irrigidimento di una dottrina morale della Chiesa presentata e vissuta dai più come l'unica possibile, come "il papa che fa il suo mestiere". Pochissimi hanno ricordato che il mestiere di papa si può fare in un infinità di modi diversi, come la storia insegna.

E' vero che sono stati apprezzabili gli episodi, come le riunioni di Assisi, che simboleggiavano il dialogo con le altre religioni e con tutti gli uomini di buona volontà. Ma bisogna anche andare a vedere quali mediazioni siano state raggiunte effettivamente, quali terreni comuni siano stati esplorati, al di là degli annunci propagandistici più o meno amplificati dai mass-media.
E' altrettanto vero che siano state apprezzabili e apprezzate le sue prese di posizione decise contro la guerra. Ma anche la presa di posizione contro la guerra armata non può cancellare con un colpo di bacchetta magica 27 anni di quotidiana guerra non armata contro la modernità. Modernità che poi non è altro che l'insieme di valori su cui si fonda il nostro mondo, dalla Rivoluzione francese in poi: in particolare i valori dell'uguaglianza, della libertà di coscienza, del carattere convenzionale e relativo delle verità storiche e delle istituzioni che garantiscono la convivenza civile.
La lotta contro la modernità, che la Chiesa ha combattuto alternando aperture relative a chiusure quasi assolute è in pratica la lotta contro il nostro modo di vivere e contro il diritto di tutti noi a scegliere per noi stessi, con l'umiltà di chi sa che nessuno ti garantisce il cammino.

Cosicchè ora ci troviamo di fronte a un papa che ha tutta l'aria di avere gli stessi difetti di Wojtyla, forse ancora amplificati da una maggiore rigidità complesiva, senza averne i pregi. Senza avere quel paternalismo e quell'affabilità che anche ai laici piaceva tanto. E con cui, mi si perdoni il termine, ce l'ha messo nel culo a tutti.




permalink | inviato da il 20/4/2005 alle 17:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


10 aprile 2005

DI IMMUTABILE C'E' SOLO LA MORTE ovvero COME TI GIOCO IL POPOLO BUE DA PAOLO DI TARSO A KAROL WOJTYLA

Questi giorni papizzati a tempo pieno mi hanno tanto ricordato la favola dei vestiti nuovi dell'imperatore, che tutti conoscerete. Nella favola l'imperatore era vittima di un'atroce beffa che lo portava ad andare in giro fra la gente vestito solo di panni "invisibili". E sempre nella favola era il bambino a sciogliere la grande mistificazione dicendo a tutti con grande semplicità quello che vedeva, e niente più.
Di voci bambine su Karol Wojtyla se ne sono sentite poche, e quelle poche vanno cercate col lanternino fuori dai circuiti mediatici costruiti ad hoc per alimentare con mangime di conformismo gli appetiti della premiata polleria Italiani & C.  Intendiamoci: è verissimo che Wojtyla sia stato una grande del Novecento per influsso politico, che sia stato un papa di grande carisma e seguito popolare, che ha anche pronunciato parole coraggiose in momenti difficili. Tutto ciò è già stato detto a sufficienza e lo diamo per scontato.
Non è stato notato a sufficienza, a mio avviso, un equivoco su cui la Chiesa ha sempre giocato, da Paolo di Tarso in poi; una balla sottile ripetuta talmente tante volte da essere considerata vera un po' da tutti. Una balla che Wojtyla ha alimentato irrigidendo la dottrina e facendo virare la Chiesa in senso tradizionalista rispetto alle posizioni precedenti.

La balla è questa: che la Chiesa custodisca verità immutabili. Che si possano accettare o meno per il libero arbitrio che alberga in ognuno di noi, ma che cionondimeno si considerino eterne e immutabili, frutto di una parola divina tramandata e volgarizzata attraverso la Chiesa.  E che la Chiesa difenda come un custode difende il suo giardino da dei monellacci entrati appositamente per rovinarlo.
In questi tempi dove tutto muta, dove nessuno sa se il giorno dopo conserverà il posto di lavoro o rimarrà vittima della riforma Biagi, un richiamo a qualcosa che si supponga eterno e immutabile ha un fascino enorme. E i milioni di pellegrini dimostrano che in un modo o nell'altro questo messaggio era passato. Interrogati, pochi ti diranno che la Tradizione che tanto li rassicura è un contenitore vuoto, che non c'è nulla di meno stabile delle verità diffuse e propagandate dalla Chiesa cattolica, verità cambiate mille volte e mille volte adattate  alle situazione e agli interessi contingenti. Pochi forse sapranno che Cristo non ha lasciato scritto niente di suo, ed è conosciuto attraverso quattro Vangeli diversi e scelti dalla Chiesa fra tantissimi altri anche molto contraddittori fra loro. E che quasi niente di ciò che la Chiesa pontifica si rifà a quanto contenuto nei quattro Vangeli da lei scelti.

In un certo senso il carattere "politico" delle verità di fede è un dato di fatto inevitabile. La Chiesa nasce per esigenze politiche. Finchè si limitava ai 12 apostoli era ancora una chiesa virtuale, ma crescendo necessitava di regole e punti di riferimento pratici. E le regole sono gli uomini a darle. E quando le stabiliscono, come le stabilì Paolo di Tarso che fondò così la Chiesa cristiana, lo fanno sulla base di scelte che possono essere giuste o sbagliate ma non sono necessarie nè tantomeno eterne.
Questa confusione fra la storia della Chiesa, che è esclusivamente politica, e storia delle scelte di vita dei singoli cristiani, che possono essere più o meno ispirate a valori trascendenti, è alla base della manipolazione cui siamo soggetti da un paio di millenni. Parlo di manipolazione perchè in definitiva cercare di fare credere che quanto da te stabilito sia frutto non tuo, ma di qualcosa che ti sovrasta e che non muta, è un modo per dire ai fedeli: così è, sono io a dirvi cosa è bene e cosa è male. Insomma la Chiesa libera i fedeli dalla paura dell'ignoto attraverso la richiesta di un atto di sottomissione. E sembra abbastanza logico supporre che questa sottomissione sia un po' il fulcro di tutto. Provate a chiedere ai teologi della liberazione, per sentire cosa ne pensano. 




permalink | inviato da il 10/4/2005 alle 9:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


5 aprile 2005

Il PAPA E LA PAPITA'. Considerazioni sul papato più massmediatico della storia.

Quello che sta succedendo in questi giorni meriterebbe una riflessione. Ho usato appositamente il condizionale perchè non so se la riflessione sia concessa. Riflettere infatti significa cercare di capire ed eventualmente farsi un idea propria. Discutibile, per carità, ma individuale. Invece pare che di fronte alla morte di papa Woytila la ragione debba fermarsi. Non che la ragione possa tutto, sia beninteso. Ma anche San Tommaso d'Aquino la considerava pur sempre "ancilla fidei". San Bruno Vespa nemmeno quello.

Fosse il male di Vespa, non ci sarebbe da meravigliarsi. La sua abitudine di praticare la fellatio a tutti i potenti in grado di favorire la sua carriera l'ha reso leggendario. E il papa anche da morto è pur sempre il braccio destro del più potente di tutti, anzi il Potente per definizione. Il fatto è che si cercherebbe invano nell'universo massmediatico (se si esclude l'eccezione di Kung sul Corriere della sera) non dico una critica, ma almeno un'incensazione in tono diverso. Non ho sentito nessuno dire: Woytila era un gran papa, ma...... Di fronte a quel ma la lingua si arresta, come paralizzata da una forza superiore.   

Il fenomeno ha i caratteri del mito, come se in assenza di miti il nostro mondo avesse trovato in Woytila (che prima tutti chiamavano Woytila, e adesso tutti chiamano Giovanni Paolo Secondo, chissà perchè) la pezza ideale, la toppa in grado di mettere d'accordo tutti.

Io mi sono chiesto il perchè di tutto ciò. Sentendo una trasmissione radiofonica dove tutti telefonavano per dire come avessero pianto alla morte del papa e come il papa avesse cambiato la loro vita, ho creduto di intuire la chiave di lettura del fenomeno.

Il papa rispondeva benissimo al bisogno di papità che alberga in ognuno di noi. Mi spiego meglio. Chiunque ha bisogno di sentirsi benvoluto, accettato, chiunque spera che ci sia qualcosa a questo mondo che possa illuminare (meglio ancora guidare) il cammino che uno compie nella vita. Woytila aveva le caratteristiche personali per presentarsi come il papà buono e saggio per eccellenza. Ricordate Paolo Sesto? Non mi pare che abbia mai toccato un bambino: e ci credo, con quell'aspetto un po' spiritato e un po' ipertiroideo qualunque bambino si sarebbe rifugiato piangente fra le braccia della mamma lasciando il povero vicario di Cristo in una situazione imbarazzante.   
Woytila no: lui toccava i bambini, li prendeva in braccio, dava le mani, faceva le battute, si preoccupava di quelli dell'ultima fila. Ma era così veramente, non fingeva mica. Ho sentito testimonianze di gente che dicevano di avere visto Woytila abbracciare tutti i lebbrosi di un lebbrosario brasiliano prima di dire messa. E questo non lo facevano neanche gli infermieri. Insomma, aveva un modo affabile di entrare in contatto con gli altri.
E questi altri, li cercava, non aspettando di riceverli in panciolle nello scranno papale del Vaticano, ma viaggiando in ogni angolo del mondo, più di David Livingstone e Walter Bonatti messi assieme, chinandosi a baciare la terra degli aeroporti anche se aveva la protesi al femore. Cercava di incontrare chiunque: poveri, ricchi, carcerati, artisti, capi di stato, religiosi. Insomma, qualunque bipede cui il buon Dio avesse dato in sorte di abitare il pianeta.
Tutto ciò era amplificato dall'uso sapiente del mezzo televisivo. Woytila sapeva che è vero solo ciò che passa in televisione, e lui cercava di rendersi verissimo, fino all'estremo, fino a farsi riprendere anche gli ultimi giorni di vita, quando cercava di parlare senza riuscirci. Un altro avrebbe mandato tutti affanculo. Lui si è sentito papa fino alla fine. E la gente ha percepito questa carica umana. Quasi tutti quelli che hanno avuto l'occasione di incontrare il papa sottolineano questo.

Questo spendersi senza mezzi termini, viaggiare più di chiunque altro, incontrare gente più di chiunque altro, fare santi più di chiunque altro, farsi riprendere più di chiunque altro, insomma, questa tendenza all'eccesso rappresenta simbolicamente e clamorosamente una rottura rispetto alla concezione austera del ruolo papale che la chiesa aveva portato avanti fino allora. 
Woitila si è interessato delle cose del mondo: non parlava genericamente di pa-a-ace come Paolo Sesto, ma bacchettava gli americani quando invadevano l'Iraq, i russi quando comprimevano le libertà religiose nei paesi dell'est, i mafiosi quando facevano saltare in aria qualcuno. Era spesso attento, non so se l'avete notato, a dire la sua sul tema del giorno quando avesse un'importanza adeguata. In questo senso può essere considerato anche un collega spirituale di noi blogger.

Il guaio è che questa incensazione dovuta, questa santificazione a furor di popolo allontanano un'analisi di quello che ha rappresentato Woytila. Perchè noi vediamo gli aspetti di Woytila che passano attraverso la sua presenza fisica. Ma mi chiedo quanti di quelli che dicono la loro sul papa abbiano letto per intero le sue encicliche, quanti abbiano anche solo un'infarinatura di storia della chiesa sufficiente a esprimere un giudizio sul significato che possa avere avuto questo papato rispetto al cammino dell'umanità. Tutto questo lo vedremo meglio fra qualche decina di anni. Ora è troppo presto, e soprattutto sembra non se ne possa parlare.

Perchè finalmente sono arrivato al punto che mi interessava di più. Questi mass-media che tanto hanno dato ma tanto hanno anche ricevuto da papa Woytila ora si chiudono nelle loro verità di circostanza. Sarebbe bello aprire un dibattito su tutto, compreso perchè abbia attribuito così tanta importanza agli aspetti materiali, quasi pornografici, oserei dire, della sessualità. Ed anche sul perchè abbia rifiutato il sacerdozio femminile quando perfino i Carabinieri hanno accettato le loro carabinieresse. Ma non ho sentito nulla di tutto ciò. Al popolo bue bisogna continuare a rifilare papa-boys in cerca di identità, zitelle piangenti, politici contriti.

Il sospetto (l'avvocato del diavolo è previsto anche dal diritto ecclesiastico, quindi non dico alcunchè di cattivo) è che questa santificazione globalizzante e totalitaria rappresenti una kermesse che fa comodo un po' a tutti. Specialmente ai responsabili politici delle sorti del mondo che, dovendo farsi perdonare il male che quotidianamente producono sulla terra, accolgono come un miracolo la possibilità che per una volta si possa tutti guardare al cielo. Di sicuro D'Alema bestemmierà nel dovere partecipare con aria finto triste alle noiose funzioni che sempre accompagnano questi momenti. Ma di sicuro rinforzerà l'idea che i cattolici possano avvicinarsi a lui senza timore. E ciascuno vorà essere parte di questo evento planetario che solo ai più diffidenti e prevenuti sembra essere segno di una pericolosa crisi della laicità della società.

Che Dio li benedica e, già che c'è, illumini un po' le loro menti infondendogli quel minimo senso di rispetto verso quel popolo bue senza il quale nemmeno loro esisterebbero.




permalink | inviato da il 5/4/2005 alle 5:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


3 aprile 2005

DE PROFUNDIS

Avevo scritto questo pezzo su floppy ieri sera verso le sette, quando la notizia che tutti aspettavano non arrivava oltre 24 dopo il momento in cui tutti la davano per imminente. La morte del pontefice, avvenuta qualche ora dopo, ha tolto un po' di attualità a uno scritto che non ho potuto inviare sul momento per impossibilità a raggiungere una connessione internet. Una volta scritti però i pezzi vivono di vita propria, per cui ho deciso di inviarlo ugualmente. Ovviamente cambiando il titolo, che inizialmenrte era "il pesce d'aprile". Tra l'altro mi picco di pensare  che le riflessioni che potrebbe indurre non siano affatto poco attuali oggi, anzi. 
Lo scritto è vivamente sconsigliato agli imbecilli. E' consigliato invece a chi voglia ricordare la figura del pontefice scomparso in maniera meno melassosa di quella che ci propongono. So bene che sono un debosciato. Però c'è gente che dovrebbe vergognarsi anche più di me. Ieri sera, per esempio, mentre un religioso leggeva in piazza San Pietro brani del Vangelo universalmente conosciuti, Emilio Fede chiedeva: "E' il testamento spirituale del papa?" Ed è il direttore di un tg che dovrebbe informare tutti noi.


In questi giorni di agonia del papa abbiamo visto i media scatenati nel fare a gara a chi la sparava più grossa.  "Il papa è morto" "No, è vivo" "No, è morto a metà".   Oppure: "Non è ancora morto, ma morirà": una notizia, questa, che avrebbe potuto adattarsi a qualunque essere vivente che calchi l'orbe terracqueo. Campione di questa linea di pensiero è stato Sorgi della Stampa che ha pubblicato in prima pagina: "Giovanni Paolo 2: 1978-2005", autoconcedendosi un margine di sicurezza di ben nove mesi. 
Si sono sentite cose che non stanno nè in cielo nè in terra (vista la posizione del papa sembrerebbe perfino impossibile...). Per esempio, qualcuno ha dato la notizia (sentita al TG3) che l'elettroencefalogramma era piatto. Chiunque mastichi anche poco di medicina capirebbe che non ha senso applicare elettrodi al capo in questa situazione. Per vedere cosa? Mica ha avuto una crisi epilettica. Ma la bufala è passata lo stesso.
I russi hanno dato in anteprima la notizia del decesso già venerdì sera, all'ora di punta. Immagino la costernazione dei colleghi di casa nostra . "Vuoi vedere che quegli stronzi dei russi ci han fregato lo scoop?" avran pensato. Fortunatamente si è visto poi che gli ex professionisti della disinformacia per una volta non erano riusciti a disinformare nessuno. Mi  è venuto anche da pensare all'incubo che deve essere fare i giornalisti di questi tempi: non sono mica tutti come Emilio Fede, che preferiva la guerra all'atto sessuale. C'è anche chi preferisce l'atto sessuale. C'è chi ha famiglie, bambini, suocere da badare, cani da portare a spasso. Immagino i moccoli che tireranno a telecamere spente vedendo che San Pietro se la prende così comoda e non ha nessuna fretta di trovare una sistemazione per il suo successore.
Io ho una mia idea. A costo di essere scomunicato dal Sant'Uffizio (la cosa non cambierebbe più di tanto il mio destino: da tempo ho messo in conto di finire all'inferno) credo si possa affermare che stiamo assistendo a uno dei più colossali pesci d'aprile della storia. Ci sono infatti solo due possibilità, tertium non datur:
1) E' un pesce d'aprile organizzato dai cardinali
2) E' un pesce d'aprile organizzato dalla natura (o da Dio stesso, a seconda dei gusti personali)
Purtroppo la seconda ipotesi è più probabile.
Ma a me è piaciuto immaginare che fosse vera l'ipotesi 1. Seguendo questa fantasia, si potrebbe pensare a un papa che fra due o tre giorni, quando tutti i giornalisti sono cotti a puntino e metà dei fedeli sono già stati portati via da Piazza San Pietro in ambulanza, se ne esca e dica:
"Fradéli, non sono mai stato bene come adéso. Da tre àni gli americani vi prendono per il sedere. Perchè loro sì e il vuostro papa no? Imparate a credere solo ai vostri òchi, fradéli. E ora vi do la benedizione lo stéso".
Se succedesse una cosa del genere questo papa, già entrato nella storia, entrerebbe definitivamente nella leggenda. Sarebbe un vero scherzo da prete.




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2 aprile 2005

TERRY SCHIAVO E' MORTA DA 15 ANNI MA TUTTI NE PARLANO COME FOSSE MORTA OGGI IL PAPA NON è ANCORA MORTO E TUTTI NE PARLANO COME FOSSE MORTO DA 15 ANNI

Volevo aprire il blog oggi, ma il mondo è in trepidazione per la vita del papa. Ma come, mi dico, si ferma il campionato (forse), sei televisioni su sette seguono l'agonia del papa e tu apri il blog proprio oggi? Vabbè, rimandiamolo a dopo. Mi metto davanti alla televisione per vedere se arriva la supernotizia che tutti apettano. Poi cambio idea. Si può aprire il blog anche così. Anzi, mica capita tutti i giorni che muoia un papa. Siamo tutti tanti piccoli mostri, penso. Tutti pregano per la vita del papa. Io spero che a questo punto faccia presto. Quando la vita è sofferenza io mi auguro che la sofferenza sia breve. Bruno Vespa dice che il Papa sta andando alla casa del Padre. Chissà dove abitava il babbo del papa, penso io. Non c'è niente da fare. E' la morte mediatica, tre medici in trasmissione per parlare di come la scienza nulla possa. Mi commuovo un po' anch'io. Questo papa ha segnato un'epoca, è stata l'unica voce contro gli orrori del capitalismo, in questi tempi bastardi. Ha cercato l'unificazione dei cristiani, anche se nessuno ha specificato se volesse fare diventare tutti cattolici o se volesse che tutti i cattolici diventassero ortodossi o protestanti, che non riconoscono il papa. E' stata l'unica voce autorevole contro la guerra, quando perfino D'alema era diventato più americano degli americani e Fassino nicchiava. Lui tuonava contro la responsabilità dell'ubriacone Bush davanti alla storia. Ma nessuno l'ha fatto vedere per televisione. Strano, vero?Almeno non l'ho visto a porta a porta. Lì si vedeva il papa che parlava del chiasso di Roma e della conversione dei mafiosi. E poi la sofferenza degli ultimi giorni, vera, come quella di Cristo e non come quella dei cardinali che nella storia hanno sempre sofferto poco. E allora, caro Karol, ti perdono anche le tue porcherie in materia di matrimonio, di sesso, ed altro, ti perdono di avere santificato anche qualche filonazista. In fin dei conti sei stato un papa vero, sei stato un uomo credibile che ha sofferto, si è impegnato, hai nobilitato il tuo ruolo. Quando di questi tempi qualcuno ha il coraggio di andare controcorrente e si trova in posizioni di prestigio e di potere va salutato come una perla rara. Addio, Karol, da parte di un agnostico non battezzato a cui hai regalato qualche attimo di speranza. 




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