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15 aprile 2008

E adesso?

 Pdl e Pd insieme superano il 70%. Nè laburisti e conservatori in Inghilterra, nè socialdemocratici e popolari in Germania, nè socialisti e gollisti in Francia, messi insieme raggiungono questa cifra.

Dunque, siamo il paese più bipolare d'Europa. Il paese più comunista dell'occidente si trasforma improvvisamente nel più americano.

Anzi, Nader fece vincere Bush contro Gore, ma una rappresentanza parlamentare la conquistò. Non così la sinistra italiana, che scompare del tutto

Avevo già avuto modo di indicare il PD come massimo responsabile del progetto che ha portato ora a questa situazione (non si creda che Veltroni abbia perso: uccidere la sinistra era per lui più importante che vincere) e ora si vedono i primi frutti.

Però un tonfo di questa portata (mi riferisco al 3% dell'intera sinistra, non potendosi certo considerare "sinistra" il PD) non può essere dovuto solo a motivi esterni. Qualcosa non ha funzionato.

Provo a partire dalla mia posizione personale. Per la prima volta sono stato fortemente tentato di disertare le urne, poi alla fine ci sono andato per votare Di Pietro. Un paradosso, forse. Ma non cerco nemmeno di spiegare il perchè. Basti dire che ho sentito di altri compagni, schifati definitivamente dal governo Prodi, che non sono andati a votare.

Che sia astensionismo, che sia "voto utile" che sia voto alla lega o a chicazzonesò fatto sta che l'impotenza della sinistra cosiddetta radicale ha destato tale delusione da averla fatta franare.

Si è trattato a mio avviso più di impotenza che altro. Ed è un peccato. Sarebbe come se il tecnico che ha montato male l'antifurto subisse una condanna più pesante di chi ha svaligiato la banca. Ma così è stato.

Poi c'è dell'altro.

1) Il target di riferimento. Rc ha sempre sostenuto categorie amiche messe meno peggio di altre (i metalmeccanici sono fra i lavoratori più fortemente sindacalizzati, e i dipendenti godono almeno dell'articolo 18) abbandonando al loro destino le nuove forme di emarginazione. Poi si è accorta ultimamente che esisteva il precariato. Ma era troppo tardi. E soprattutto, erano solo parole.

2) Il malpancismo generalizzato. Non si può rompere i coglioni su qualunque cosa, compresi temi delicati e scarsamente ideologizzabili (vedi ad esempio l'Afganistan) per poi alla fine votare a favore di tutto. Visto l'aria che tira, se non hai speranze di spuntarla è meglio che stai zitto. Sarebbe meglio concentrarsi su pochi temi essenziali e di interesse generale come quelli del lavoro, ed esigere almeno su questi una mediazione. A costo di far cadere il governo. Insomma, se non porti a casa niente, vuol dire che la tattica è sbagliata.

3) Lo scarso respiro internazionale. In un pianeta globalizzato sono le dinamiche capitaliste a farla da padrone. E non puoi pensare di incidere sulla realtà da una dimensione provinciale. L'avevano capito nell'Ottocento i socialisti che si riunirono nella Prima e nella Seconda internazionale prima che lo scoppio della Prima guerra mondiale, e poi la formazione del Comintern spazzassero via tutto. Invece da noi la sinistra è sempre rimasta nel suo orticello parolaio, e non si sono viste elaborazioni di grandi progetti. Anche se il mondo è cambiato dal crollo del muro di Berlino. E sono passati ben 19 anni.

4) Il tema dell'emigrazione. Qui il veterocattocomunismo pecorarobertinottiano raggiunge livelli tragicomici. Gli operai si sono accorti che l'immigrazione selvaggia serve agli industriali per tenere basso il prezzo del lavoro, e votano Lega. Bertinotti non se ne è accorto, e tiene le stesse posizioni buoniste della Confindustria.




permalink | inviato da Rockerduck il 15/4/2008 alle 3:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


1 aprile 2007

A due anni dalla morte di Woitila - delirio

Due anni fa moriva papa Woitila. Mi ricordo Vespa che commentava che stava per tornare alla casa del Padre e io pensavo chissà dove abitava il papà del papa e tutti piangevano e tutti che dicevano che era un grand’uomo e che non si poteva fare senza e Bertinotti e Fidel Castro e i musulmani, e io che pensavo che alla fin fine era anche vero perché quando Bush aveva attaccato l’Irak Woitila ne aveva parlato male e dopo che era caduto il comunismo aveva parlato male anche del capitalismo ma poi oltre a girare per il mondo e a farsi fotografare davanti alle famiglie (che ci hò un amico che si è fatto fotografire con la moglie la bambina e il papa) che cos’aveva fatto in realtà? A parole aveva detto delle volte quello che pensavo anch’io e che pensava anche Bertinotti e che pensano la maggior parte di quelli che non si sono bevuti il cervello completamente ma basta questo per farne il più grande uomo della storia come mi sembra di avere sentito dire da qualche parte ma mi potrei anche sbagliare? E allora penso che due anni fa girando per internet mi era capitato di leggere l’intervista a Kung che era l’unico commento non emotivo che mi ricordi di avere visto dove si diceva quello che tutti avevamo capito e che poi avevamo dimenticato davanti al venire fuori di mostri molto più mostruosi di Woitila e cioè che mi si passi il paradosso non era mica stato uno stinco di santo sempre e che aveva fatto una chiesa a sua immagine e somiglianza che assomigliava anche molto poco a quella di di Giovanni ventitré e di Paolo sei che piaceva a tutti e un po’ anche se non lo dicevano piaceva anche ai comunisti che erano un terzo degli italiani ma erano anche quelli che leggevano più libri. Poi in men che non si dica era stato eletto papa Ratzinger che era come se a un governo Berlusconi fosse succeduto un governo Schifani (o un governo Prodi direbbe un maligno ma io non lo dico se no poi tutti commenterebbero solo quello) e allora io avevo pensato che Kung non aveva tutti i torti e più Ratzinger andava avanti e più mi convincevo di avere ragione ma mi rimaneva impresso quella casa del Padre che non si dovrebbe dire in un’ora di grande ascolto dove ci sono anche i bambini e dopo due anni me lo ricordo ancora e allora vuol dire che aveva turbato anche me anche se ho più di quarant’anni. E adesso mi chiedo perché mi è rimasto impresso, se è solo perché di lì dobbiamo transitare tutti e quindi anch’io e mi piacerebbe saper che destinazione mi è riservata, così tanto per sapersi regolare, oppure se c’è anche dell’altro, e allora ho l’illuminazione e mi chiedo perché la casa del Padre e non la casa del Figlio o la casa dello Spirito santo?  E allora mi do subito la risposta perché la casa del Figlio suona ridicolo specialmente adesso che un giovane guadagna mille euro al mese e una casa costa duecentomila euro ma non è solo questo è anche che la casa è il potere e il potere ce l’ha il Padre che il Figlio sarà anche la stessa persona ma sì insomma vale un po’ meno e ce l’ha anche più piccolo e il Padre non si schioda di lì manco con le cannonate e poi vuole anche la pensione e vuole commentare la morosa del figlio anche se il figlio non ha mai commentato la morosa del babbo ma siamo già nell’attualità e sto divagando. Invece è interessante che ancora oggi dopo tutto questo femminismo si va ancora nella casa del Padre a sistemarsi per l’eternità  perché il Padre è il potere e non va disturbato se no poi si incazza e ti taglia l’uccello come diceva Freud oppure ti massacra i giornalisti che fanno la fine di Baldoni o di Ilaria Alpi. Ecco perché Woitila era piaciuto anche a me quando aveva detto che Bush aveva torto, come se la moglie stanca di aspettare il marito che torna a casa ubriaco (in questo caso non è una metafora) e la picchia, avesse trovato un giorno il coraggio di prenderlo a mattarellate sulla crapa così tanto per farlo rinsavire un po’. Il guaio è che non conta un granchè il matterello se poi ti tocca vivere con lo stipendio del marito e allora la dignità e tutte le altre balle vanno a farsi fottere. Così rimane il padre ubriaco che però se fosse preso a mattarellate sempre invece che solo una volta ogni tanto prima o poi rinsavirebbe invece quando è il padrone del mondo continua a bere e continua a menare chi gli pare e tutti a dire signorsì se no poi è anche peggio e ai bambini viene detto che non è vero che il padre è ubriaco anzi pensa per loro e gli vuole tanto bene.    E loro ci credono, che altro possono fare? Però se qualcuno si svegliasse un po’ e andasse magari di nascosto da uno psicologo sarebbe anche meglio. Invece no: tutti a dire che l’ubriaco fa bene a combattere il terrorismo, chè  uno che fosse anche solo un po’ laico e che preferisse farsi cremare invece che sistemarsi per l’eternità a morire di noia (ops, era già morto, vabbè, fa niente) nella casa del Padre magari penserebbe: ma sto cazzo di terrorismo cosa significa in definitiva? Perché quelli che hanno fatto il terrorismo contro le torri gemelle sono già morti di sicuro e gli altri non sono il terrorismo al massimo possono essere terroristi ma mi piacerebbe sapere anche come fa a dirlo, un ubriaco. E allora siccome penso a Bush ma avevo pensato anche a Woitila poco prima mi viene in mente che Bush ha bisogno di un popolo bue, ma questo bue mi ricorda tanto per analogia zoologica la pecorella smarrita, il gregge.  Cazzo, ci siamo quasi: c’è un Padre che ha la casa e dunque comanda lui, e se comanda lui è perché è ricco e quindi c’ha il gregge, con tanto di cani da guardia come Vittorio Feltri per esempio, che dalla pettinatura mi sembra uno di quegli animali da esposizione che non mi ricordo di che razza siano. Allora ci siamo: Bush fa i suoi affari tirandosi dietro il gregge però ha bisogno di tenerselo anche buono il gregge e di dimostrare che ha ragione se no che Padre sarebbe?  E quelli che vanno fuori dal gregge non vanno più bene e dunque bisogna combatterli e allora ecco gli eretici che errano, perché la parola eresia deriva proprio dall’indoeuropeo er, da dove deriva errore ma anche errare, cioè andarsene a spasso a farsi i cazzi propri infischiandosene del gregge. E l’eresia veniva combattuta come adesso viene combattuto il terrorismo. E le streghe venivano messe in posti che dovevano ricordare tanto Guantanamo, prima di essere bruciate: vedete adesso come tutto si tiene?  E per combattere le streghe e gli eretici e gli infedeli che erano poi quelli che giustamente non si fidavano come si deduce anche dalla parola non si badava a spese e si mandavano gli eserciti in medio oriente, cazzo, ma c’è una concordanza anche geografica. E allora mi viene da pensare che ho studiato la storia ma poi siamo sempre da quel pero e da quel fico. Oppure no, chi lo sa: per oggi mi sono rotto le scatole di scrivere e vado di là  sperando di ricevere qualche mattarellata che mi faccia rinsavire.  




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22 febbraio 2007

Una domanda politica

Qualcuno mi sa spiegare CHE SENSO HA AVUTO da parte di D'Alema porre la fiducia sulla sua politica estera?   Un obbligo costituzionale? No di certo, il governo riceve la fiducia dal parlamento, ma non è tenuto a rendere conto di qualunque singola decisione. Berlusconi aveva cambiato 6 o 7 ministri senza mai chiedere l'autorizzazione  Una questione di opportunità politica? Forse, ma non si risolvono i problemi al momento del voto se non sono già risolti prima.
Che cosa avrebbe cambiato di sostanziale nel quadro politico una vittoria risicatissima o una sconfitta risicatissima?    Il governo sapeva già di avere pochissimi voti di margine in senato, non era una novità. Forse che incassare una vittoria di un voto avrebbe risolto i nodi politici del centro-sinistra?  Che gioco è giocare al "la va o la spacca" quando se va guadagni pochissimo di sostanziale e se la spacca perdi tutto?
Certo, D'Alema ha chiesto un voto sul complesso della politica estera e a quel punto è da dementi votare contro. Forse che la politica estera di Berlusconi era migliore?
Ma siccome il mondo è pieo di dementi diciamo pure che i due dementi della maggioranza hanno assunto tanto potere perchè la maggioranza era risicatissima, e questo si sapeva anche prima. Anzi, forse i due che hanno votato contro hanno almeno seguito una linea di principio, una voce di coscienza.
Stupisce di più che RC sia stata superata a sinistra da Andreotti e Pininfarina. Questo sembra proprio strano.

Dunque, le possibilità sono due.

1) Prodi-D'Alema non sanno fare i conti e sono rimasti vittima di una roulette russa scelta da loro per pura incapacità.

2) C'è già una maggioranza di ricambio pronta a sotenere un governo che ptrebbe liberarsi così di RC e di Di Pietro (l'ho sentito oggi per televisione e mi pare che abbia firmato la sua condanna a morte). Gli occhiolini che DS e UDC si stanno strizzando lo fanno sospettare. E allora si spiegherebbe perchè Prodi abbia mediato così poco ultimamente, anzi si sia affrettato a prendere decisioni rischiose e nette su argomenti delicati, a partire da Vicenza.

Quello che succederà nei prossimi giorni dirà quale delle due ipotesi era la giusta. Altre interpretazioni non ne vedo.




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22 dicembre 2006

Morto Piergiorgio Welby

Piergiorgio Welby è morto come aveva chiesto: in condizioni di sedazione e interrompendo la respirazione forzata. Onore al coraggioso anestesista Mario Riccio che ha fatto ciò che avrebbe dovuto fare un medico dotato di coscienza e preparazione bioetica.
Interessante osservare che il comportamento di Riccio non rappresenta una violazione di alcun codice, ma la semplice applicazione di principi che sembravano assodati.
Senonchè viviamo in paese in cui ciò che è abituale nel quotidiano diventa non più accettato quando assume forme pubbliche. Che legge è una legge che non ha presa sulla realtà, che viene negata dagli stessi rappresentanti della magistratura non appena si esamina un caso concreto?
In un paese di tartufi, di scaricabarile, di o-con-me-o-contro-di-me, di vigliacchi e sfruttatori, di prendinculi e mettinculi, di chiagni e fotti e di fotti e chiagni, è eccezionale che qualcuno si assuma la responsabilità di agire semplicemente secondo coscienza, anche sotto i riflettori ed anche sapendo le infinite strumentalizzazioni e gli infiniti fraintendimenti cui andrà incontro il suo gesto.
In fin dei conti Riccio è un eroe del nostro tempo. Almeno nella misura in cui si può considerare eroe chi agisce senza altri secondi fini che non siano quelli che derivino dalla propria coscienza, ed è disponibile a pagarne il prezzo.




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17 dicembre 2006

Welby: un nuovo crimine della Chiesa.

Troppo forte come titolo? Direi di no, se provate a seguire il mio ragionamento.

I mass-media associano il caso Welby alla spinosa questione dell’eutanasia.   E’ ignoranza o disinformazione deliberata: il caso Welby non ha nulla a che vedere con l’eutanasia.

L’eutanasia (che etimologicamente significherebbe buona morte, dunque sarebbe un valore positivo...) almeno nella sua forma attiva sta ad indicare l’induzione deliberata della morte per ridurre o addolcire la sofferenza di un malato terminale.  E’ tema troppo complesso per potere essere trattato in poche righe.    Basti dire che non viene al momento accettata in nessun paese del mondo, nemmeno in Olanda e Svizzera dove è possibile il suicidio assistito.

 

Il Caso Welby dal punto di vista bioetico è viceversa semplicissimo. Welby non chiede di essere ucciso, chiede che venga staccata la spina di una macchina che lo fa sopravvivere contro la sua volontà.     Dato che tutti gli riconoscono l’integrità delle sue facoltà mentali (nessuno a quanto mi risulta ha sollevato un problema del genere, che complicherebbe la questione), decidere se accettare o no una cura è suo sacrosanto ed elementare diritto, come da Costituzione italiana e da codice deontologico universale.   Nemmeno la Chiesa teorizza la liceità di cure forzose e non accettate dalla persona interessata.

 

Allora da dove nascono i dubbi che fanno apparire così complicata una questione in realtà così semplice?

C’è una motivazione teorica ed una (molto più importante) pratica.

 

La motivazione teorica si basa sull’assunto che l’ossigeno che tiene in vita Welby non sia una cura, ma un suo fabbisogno vitale.  Dunque, non ci sarebbe accanimento terapeutico per il semplice fatto che non ci sarebbe terapia.  E il rifiuto di un supporto vitale non è nella disponibilità della persona perché equivarrebbe di fatto a un suicidio. 

Che l’argomentazione sia un sofisma è di tutta evidenza.  Anche se decido di fare uno sciopero della fame mi privo di un supporto vitale, ma è mio diritto farlo. Non si vede perché non si possa obbligare nessuno a mangiare o bere, ma si possa obbligare qualcuno a respirare se non vuole.    Quando la tua vita dipende da supporti artificiali fare una differenza fra ciò che è nella tua disponibilità e ciò che non lo è sembra veramente una sottigliezza pretestuosa.      

 

Il vero motivo del cancan scatenato attorno al caso Welby è però un altro.

Nel privato di un ospedale o di una casa di cura il 90% dei medici secondo codice deontologico e secondo buon senso avrebbe acconsentito a staccare la spina, almeno una volta accertato il volere del diretto interessato e dei familiari.  

Ma quando il caso diventa pubblico il buon senso e la deontologia non contano più nulla. Conta solo il significato politico delle tue posizioni.    Welby è diventato (impropriamente, come ho spiegato sopra) il simbolo di una battaglia per l’eutanasia.  E l’eutanasia (ma anche ciò che la potrebbe ricordare da lontano) non può essere accettata dalla Chiesa.  Per un motivo semplice: rappresenterebbe un indebolimento di quell’etica assoluta e irrispettosa della singola persona attraverso la quale la Chiesa ha sempre controllato la società.  

Dunque, un pronunciamento ufficiale sul caso Welby rappresenterebbe di fatto un pronunciamento politico pro o contro la Chiesa.  Verdi e radicali forse lo possono fare; Ds, Margherita e centro-destra al completo non se lo possono permettere.   

Dunque, meglio tacere, anche se la richiesta di Welby è in linea con qualunque norma deontologica e con qualunque criterio di bioetica che non sia di fondamentalismo cattolico.

Se poi tacere significa condannare un disgraziato a una sofferenza inutile e illegittima beh, peggio per lui.      




permalink | inviato da il 17/12/2006 alle 1:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


17 settembre 2006

Morta Oriana Fallaci

Era (la sua) ora.




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6 luglio 2006

Dagli al professionista

Una nuova figura di nemico sociale avanza. Per meglio dire non avanza affatto (semmai arretra) ma si impone all'attenzione come categoria stigmatizzata e demonizzata. E' quella del "professionista". Il governo Prodi, fra il plauso generale (il nostro paese brilla per la tendenza a non mettere mai in discussione nulla di proprio e di converso a considerare il prossimo come la fonte di tutti i mali) fa partire a sorpresa alcune misure "liberalizzatrici" che dovrebbero costituire la famosa "riforma a costo zero", quella del pane e figa gratis per tutti, magari con Pantalone che paga di nascosto.
Siamo in attesa di capire quale saranno le intenzioni del governo Prodi, per adesso la "riforma delle professioni" è solo annunciata, ed è impossibile pronunciarsi su ciò che non c'è. Quel che c'è però incomincia ad avere qualche significato. Il governo Prodi a sorpresa decide:
1) Di scegliere alcune categorie di lavoratori da massacrare (oggi tassisti e in misura minore farmacisti, domani vedremo)
2) Di farlo senza alcuna concertazione
3) Di farlo in nome di una metafisica liberalista.
Il rivoluzionario "Libero" di Feltri commenta: "Una riforma degna di un governo di destra". La Confindustria plaude.
Occorre fare un passo indietro per commentare. Alcune posizioni di eccessivo vantaggio si erano effettivamente venute a formare in Italia. Basti pensare al sistema bancario, per esempio. Ben vengano aperture e interventi governativi che facilitino il superamento di rendite di posizione ingiuste.
Ma se qualunque attività intellettuale dovesse essere soggetta eslusivamente al mercato per quale ragione, mi chiedo io, manteniamo i corsi di laurea? Non potremmo lasciare al mercato anche questi? D'ora in avanti il medico non sarà più chi si laurea in Medicina ma chi si autonomina tale. Sarà il mercato a premiare quelli che fanno guarire la gente e a punire quelli che l'ammazzano. L'ingegnere non dovrà più studiare sui libri: basta che impari il minimo indispensabile per fare qualche progetto e si pubblicizzi bene: potrà conquistare il mercato almeno fino a che una casa progettata da lui non crollerà in testa a qualcuno.
La strada delle "liberalizzazioni" sembrerebbe andare in direzione contraria a quella che serve. L'Italia è in crisi non perchè poco libera, ma perchè poco in crescita. E cresce poco perchè ha una cattiva classe imprenditoriale che non ha saputo o voluto reggere la globalizzazione. Non a caso il tormentone di questi anni è stato quello del costo del lavoro, come se l'operaio italiano non costasse già molto meno di quello tedesco. Un ottima strategia per far credere al popolo bue che a un arretramento sul piano dei diritti debba per forza corrispondere un rilancio sul piano economico.
Da un governo di sinistra mi sarei aspettato qualche strategia economica e qualche provvedimento per favorire la qualità piuttosto che un attacco che temo indiscriminato al ceto medio che l'ha sostenuto.
Dubito che l'impoverimento italiano dipenda dai tassisti. E mi lascia perplesso constatare la voglia di polverizzare una categoria di lavoratori quando sarebbe bastato concordare con loro le modalità per aumentare le licenze, eventualmente imponendosi se le posizioni rimanevano troppo corporative. Oggi è diventata carta straccia la licenza dei tassisti, domani potrebbe diventarlo la nostra laurea o il certificato di proprietà della nostra casa.
Speriamo di no. Tutto ciò appartiene ancora al futuro e lo commenteremo a tempo debito. Per ora si possono già commentare alcune prese di posizione che appartengono al presente. Qualche giorn fa a Radio radicale un rappresntante dell Coop diceva che sognava di potere un giorno mettere il marchio Coop sull'aspirina e sulla tachipirina, farmaci sottratti alle farmacie dal decreto in questione. Ma forse è meglio che questo non lo commenti io. Commentatelo voi.




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20 maggio 2006

Berlusconi e Aristotele

I senatori hanno diritto di voto nelle elezioni del senato

I senatori a vita sono senatori

Dunque i senatori a vita hanno diritto di voto.

E' un esempio di sillogismo aristotelico. Non si sa che voto avesse in filosofia Berlusconi, ma la sua crociata contro la logica aristotelica fa pensare che fosse abbastanza basso.

Ma soprattutto: se, come dice Berlusconi, i senatori a vita dovessero astenersi nel voto di fiducia perchè non eletti direttamente dal popolo, perchè mai la stessa cautela non dovrebbe valere in occasione di altre votazioni?

E se i senatori a vita dovessero astenersi nelle votazioni del senato che cazzo ci starebbero a fare?

E ancora: i senatori a vita sono tali per meriti particolari, dunque non si può sostenere che abbiano meno capacità di giudizio degli altri. Semmai, forse, il contrario. E allora perchè hanno votato in massa per Prodi? Si sono lasciati raggirare come l'ultima delle casalinghe (con tutto il rispetto per la categoria)? Un politico serio si porrebbe il problema del perchè non sia riuscito a convincere chi non sia già organico alla sua parte politica.

Non così Berlusconi: come al solito la strategia è di sollevare polveroni con argomentazioni fasulle, smontabili da chiunque abbia un QI non inferiore a 90. Come al solito si cerca di blandire la parte più sprovveduta dell'elettorato in previsione delle prossime elezioni. E' una tattica abbastanza sporca. Speriamo che non paghi.




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12 maggio 2006

Come uscire dall'impasse

L’elezione del Presidente della Repubblica mi dà l’occasione per proporre un tema politico più generale, ed anche piuttosto importante vista la situazione che si è creata.

Votare una maialata quando si hanno un centinaio di voti di margine non è difficile. Più difficile è fare passare qualunque cosa, maialata o no che sia, quando la maggioranza non c’è come al Senato dove i voti di maggioranza sono due. Come dire: se un senatore rimane imbottigliato nel traffico la maggioranza passa dall’altra parte.

Ci ho pensato molto e ho concluso che per uscire da questa situazione esistono sostanzialmente 3 possibilità.


1)
     
Si propone che le elezioni al senato si facciano con la monetina. Marini tira in alto la moneta da 1 euro: se viene testa ha vinto la sinistra e la proposta passa, se viene croce ha vinto la destra.   La cosa potrebbe sembrare irrituale, ma a ben pensarci ci sarebbero molti vantaggi: si smetterebbe di litigare, si risparmierebbe un sacco di tempo e le probabilità di una vittoria o di una sconfitta rimarrebbero invariate.


2)
     
Ci si impegna a rimanere uniti nonostante le differenze con scambi un po’ su tutto. Ad esempio: Rutelli vota il ritiro immediato dall’Irak e Bertinotti si impegna a ricompensarlo votando la reintroduzione dello schiavismo nel mercato del lavoro.  Oppure Rutelli vota a favore dell’eutanasia e i radicali si impegnano a ricompensarlo votando la sua proposta per la cintura di castità obbligatoria.


3)
     
La terza possibilità è forse quella più seria e praticabile. Ed è quella di cercare delle sponde nei moderati dello schieramento opposto.  Non sempre e non su tutto, d’accordo.   Ma è una prospettiva da prendere in considerazione seriamente e da fare maturare con calma e senza demordere.  E che vale a mio avviso un prezzo molto alto.     Basta di gridare alla ricostruzione della diccì.   Basta di difendere il bipolarismo quando l’alternativa è fra la politica e il nulla rappresentato da Berlusconi.    Viva l’inciucio!




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17 aprile 2006

La Passione di Berlusconi

Berlusconi saliva il Calvario trascinandosi dietro una pesante croce di legno. Vi erano impresse le effigi sorridenti di Prodi, Borrelli e Travaglio. In testa portava una corona di spine. "Comunisti!!"- gridava. Ma la voce era sempre più flebile. Il sangue colava sulla fronte. Le gambe non lo reggevano più.  Ai due lati la folla lanciava sputi e insulti. "Se sei figlio di Dio, come hai sempre sostenuto, dimostralo!" gridavano alcuni. Pannella lasciò partire una terribile scudisciata che disegnò una riga rossa sulla schiena ormai piegata dell'ex Messia.

Gli attivisti di "Nessuno tocchi Caino" si erano mossi, avevano mandato lettere di protesta al Governo e alla Commissione europea, ma la folla era assetata di sangue. "Volete libero Berlusconi o Previti?" aveva chiesto il nuovo ministro Guardasigilli. "Previti, Previti!" aveva risposto la folla. Così Berlusconi si era rassegnato e stava andando incontro al suo destino. Il mausoleo di Arcore era pronto per ricevere il suo corpo.

Fu un brutto venerdì quello in cui venne crocefisso Berlusconi. L'Italia sembrava tornata indietro di duemila anni, sembravano lontanissimi i tempi in cui anche i più pericolosi assassini potevano tornarsene in libertà dopo qualche anno per finire il lavoro lasciato a metà. Pareva che niente potesse più fermare l'ondata forcaiola che si era impossessata del paese. E la crocefissione di Berlsuconi stava lì a dimostrarlo. Anche l'agonia non fu bella a vedersi. Inchiodato alla croce, Berlusconi respirò a fatica per lunghe ore. I cameramen di Canale 5 avevano le lacrime agli occhi. "Bastardi" pensavano "Cosa ne sarà di noi ora?"

Qualunque traccia di sorriso ebete era sparita dal volto di Berlusconi, i pochi capelli si mischiavano alle spine e la pelata era coperta di sangue. Negli ultimi minuti di agonia si sentì Berlsuconi che in preda al delirio invocava Emilio Fede. "Emilio, Emilio, perchè mi hai abbandonato?" diceva. Poi il cielo diventò buio per una imprevista eclissi di sole e Berlusconi spirò.

Una folla proveniente da tutto il mondo (con l'esclusione dei paesi civilizzati) per due giorni andò in processione ad Arcore per rendere omaggio al grande statista che si apprestava a salire in cielo e a trasformare la Santissima Trinità in santissimo Poker. In cielo ci fu un attimo di trambusto: il posto alla destra del padre era già occupato e Berlusconi non poteva certo sedere alla sua sinistra. Sulla terra la gente continuava a rendergli visita. Non si era mai vista una folla simile dai tempi della morte di Wojtila.

Ma il terzo giorno la folla che continuava ad arrivare trovò il sepolcro vuoto: Berlsuconi era risorto!

Tutti gridarono al miracolo. Quelli di sinistra si pentirono di avere crocefisso Berlusconi, e accettarono un governo di unità nazionale guidato dal suo più stratto collaboratore, Cesare Previti. Un'amnistia tardiva lavò d'incanto tutti i reati che ancora pendevano sul capo di Berlusconi e dei suoi amici.

Ma non ce n'era bisogno: il manichino usato per la messinscena era già stato distrutto e alle isole Cayman Berlusconi si godeva una serena vecchiaia. "A mali estremi estremi rimedi" pensò "Del resto, se in campagna elettorale quelli della sinistra li avevo chiamati coglioni, un motivo ci doveva pure essere"




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